La chiarezza non è mai scontata, anche quando è a portata di mano. La politica italiana è fatta di paroloni e di slogan. Non vi è un’idea, un pensiero, un progetto. I politici sciorinano paroloni incomprensibili giustappunto per apparire competenti. Forse una logica c’è. Il sapere è dis-eguale, destinato a una setta ristretta, precluso alla gente semplice che combatte quotidianamente per vivere. Poi ci sono le continue e costanti banalità sciorinate in ogni luogo e in ogni momento. Il voto che rappresenta il massimo livello di democrazia è diventato una liturgia perversa: tutti i candidati si dichiarano migliori e puri. La democrazia è ormai un cimitero di vittime di illusioni e di speranze.  Ci si accampa sulle macerie, sui fallimenti, sui numeri che portano alla vittoria. Non ci si deve meravigliare quindi se la forbice tra ricchi e poveri si sta allargando sempre più in Italia. Nessuno osa più sporcarsi le mani con la realtà in cui vive, è troppo rischioso, non ne vale la pena, è preferibile mantenere la propria posizione a discapito degli interessi della gente.  La democrazia è spettacolarizzata oltre la decenza e le diseguaglianze permangono.

Il linguaggio impopolare, nel senso che non è fatto per la gente, è il linguaggio dei politici adottato appositamente per rendere la democrazia senza contrappesi, tant’è che la narrazione è liberale, liberista, totalitaria, liberal-egotista, capitalista, neo o post capitalista, ma anche green. Ecco perché la chiarezza non è mai scontata, anzi è sopraffatta dai discorsi-simboli per confondere, per legittimare ciò che non andrebbe di fatto legittimato. La chiarezza non appartiene alla politica, almeno in questo momento particolare della nostra democrazia. Per fare chiarezza ci vuole coraggio, ma nel nostro Paese non è in uso, per ovvie, dichiarate, conclamate ragioni.

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