Infine la morte: quel cielo nero che piomba senza preavviso. Inesorabile. inevitabile. Eterna. Invincibile. Rumore vago di realtà. Insignificanza della vita. Diario bianco. Polvere. Pace dispersa freddamente nell’inverno.

Infine la morte a cogliere germogli, a spazzare alberi e rami. Estinzioni affrettate e anticipate. Estinzioni normali. Addio alla vita e alle sue cose. Infine la morte a dare disperazione. Lettura triste della vita che non è ingiusta, ma qualcosa di diversamente immaginabile e razionalmente accettabile. Infine la morte che sorprende, separa e restringe confini sentimentali, non addizionabili.

Infine la morte a decelerare libertà, respiri di sogni di velocità in uno spicchio di sommaria realtà.

Infine la morte a segnare incubi e inquietudini, a spargere nero suoi cuori. Infine la morte a prescrivere una medicina inutile. Infine la morte a dare un esito, e non dare condizioni di esito. Infine il silenzio. Il dubbio. Il rimorso. Il danno. Il dolore. La sofferenza.

Infine la morte a dare certezza di eternità e di permanenza. Fuoco che non arde. Luce che si oscura.

Infine la morte a dare voce di assurdità e di Dio. Non è dato ribellarsi né inscenare una protesta. Tutto pare scritto, dettato, voluto, moltiplicato, replicato.

Infine gli aggettivi inutili della morte che nelle trascrizioni di sofferenza sostanziano inquietudini. Tutto si muove per un percorso segnato in una moltitudine di labirinti umani in uno spazio indefinibile tra coscienza e inconscio. Infine la morte, romanzo senza una trama connessa con la vita, senza uno spazio per sistemare casa. Infine la morte a dare prostrazioni dell’animo al di sotto di qualsiasi angoscia e di qualsiasi dolore; ed essi sono ignoti solo a coloro che evitano le angosce e gli umani dolori.

Infine la morte!

23 febbraio 2024

(foto copertina di eberhard grossgasteiger)

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