Il lavoro usato di ieri ritorna. L’artigiano con i ferri in mano aggiusta alla sua maniera le cose che servono ancora, logore, che non si possono buttare, stante la necessità di rimediarle e rappezzarle come nei ricordi. La vita si ripiglia nel passato. Non c’è più nessuno felice. Uscire di pena con il presente che incombe freddo e tacito è nella mente. Gran guadagno, affari e investimenti in picchiata. L’eterna miseria è beata. Il miracolo stavolta sembra non esserci. La preghiera non basta e i salmi spargono sofferenza sulle mani di lettura. Le feste non si ornano di piacere, assenti e dimenticate. Vi è altro a cui pensare. Il buon tempo è andato. Qualcuno stenta, qualcun altro dispera, altri intorno alla mensa si confortano. Il cielo è plastico, ma la terra non se la passa bene.

Tornano le ombre in processione. La fatica è doppia. I giorni si perdono e le lune d’argento non brillano nelle notti. Si attende un pastore con pecore e buoi, ma non ci sono pascoli. L’acqua non zampilla e non è buona. I forni non hanno la farina. La gallina non fa le uova. I galli di virilità scarseggiano. Manca il fuoco per accendere. C’è un lamento giornaliero che cantando si eleva come opera di tragedia.

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