La scomparsa di Elisabetta II è un evento storico rilevante, imponente nelle sue forme di spettacolarizzazione e di sacralità. Qual è dunque il senso della Corona? Certamente, per noi italiani la monarchia dice ben poco se non a pochi nostalgici. I Savoia non hanno brillato. In Inghilterra e in altri Paesi la monarchia non è qualcosa di decorativo, cementa invece una nazione, è un simbolo che unisce. Noi tutti siamo affascinati dalla monarchia inglese, orfani come siamo di una figura istituzionale di riferimento. La Corona inglese si è sempre adattata alla modernità e alla continuità che collega le dispute della politica partitica. Il confronto con la modernità e la tradizione ha rappresentato la sfida principale di Elisabetta II, superando prove difficili, traumi familiari, minacce belliche e politiche all’integrità del Regno Unito. Elisabetta II non ha mai superato le misure, sempre in una condizione di moderazione e di autorevolezza. In Italia il popolo con chi si unisce? C’è un’accozzaglia di partiti con una moltitudine di esponenti politici che hanno smarrito il linguaggio della democrazia, tecnici ciechi di realtà alla guida del governo – di cui ci dobbiamo sempre avvalere per incapacità manifesta dei politici. A che servono le elezioni? C’è insofferenza e disagio sociale in un’atmosfera squallida di sfida elettorale. D’altronde, la democrazia repubblicana riconosce il diritto del numero (voti), ed è quindi eliminato in tal modo il privilegio dell’ereditarietà delle cariche elettive, le quali dovrebbero essere conquistate sul campo da persone meritevoli. Quindi è una questione di numeri, non certo primi. W la Regina!

 

 

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