Più scienza di così non si può. Stranamente però è additata come il ‘nemico’. Avanzare perplessità per minare la credibilità della scienza è una prassi consolidata e sempre messa in atto per screditare risultati e successi scientifici. Eppure la scienza è oggi, in tempo di pandemia, onnipresente. Abbiamo imparato a distinguere tra i vaccini a mRna e quelli a vettore virale. Il virus e la scienza sono entrati prepotentemente nel nostro piccolo mondo. Disarmati all’inizio, ora con qualche arma in più. Ma ciò che più di ogni altra cosa è stato prodotto è il dubbio.

Quel dubbio paralizzante che non  fa respirare per la tensione che provoca, per le provocazioni messe in atto da scienziati, politici, tuttologi ed esperti di ogni genere. C’è chi nega l’utilità del vaccino e della mascherina, c’è invece chi ne esalta l’utilizzo per il bene dell’umanità.  Il dubbio allora si amplifica e si spande come una nube tossica. Ma il dubbio non è una cosa negativa. Anzi, è proprio il dubbio il seme della ricerca scientifica. Il dubbio è ciò di cui non si ha alcunché certezza di una questione e si palesa come tale per essere dissolto. Si lavora sempre nel dubbio e con il dubbio. Non abbiamo scampo. Il dubbio  diventa paralizzante allorquando non trattiamo le cose razionalmente e con onestà, manifestandosi prepotentemente come ‘verità rivelata’ e rivendicando diritti assoluti per qualsiasi individuo di essere, in tutti i momenti, libero da restrizioni. Il dubbio paralizzante insuperbisce colui che se ne appropria, come pensare di vedere un granello di sabbia nell’universo e identificarlo. Il dubbio è  necessario nella vita di tutti, fa lievitare le intuizioni, le ipotesi, inganna all’inizio, ma poi rivede la sua posizione a favore dell’uomo, rischiara l’intelletto, apre gli occhi al ricercatore, frena gli entusiasmi inutili, blocca le insensatezze. Quindi, sempre q.b.

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