Vorrei fare a tutti voi miei amici gli auguri di Buon Natale. Poi ci penso e non mi sembra il caso di dovermi ripetere, come fanno tanti, con una formula così consunta.

Dovrebbe questa festa dirci cose importanti, ricordarci un evento speciale ma per molto tempo è stata assimilata soltanto alla frenesia del divertimento, delle spese folli e delle vacanze in località di prestigio. La liturgia, la messa e altro roba per vecchi. Cinema affollati, ristoranti stracolmi, regali superflui, carte di credito, abbuffate per una festa che va consumata con avidità.

Quest’anno le cose si presentano in malo modo. Il superfluo che in tanti anni ha dominato la vita di ognuno di noi ha generato il suo opposto: il necessario. E ora? Un bel problema. Ci troviamo fuori dalla porta del mondo incantato, voluto ad ogni costo. E le mani sono vuote. Le carte di credito sono diventate debiti da onorare, il lavoro seppure garantito dalla Costituzione è un miraggio, il mutuo ipotecario incombe come un macigno e non si pagano le rate, la benzina troppo cara, le assicurazioni stratosferiche, l’imu ha prosciugato le tredicesime.

Ma è Natale! Come per dire non pensiamo troppo alle sventure, ora è tempo di divertimento, i consumi si devono fare. Sia luce di stelle e alberi con addobbi di ipocrisia. Le etichette non possono essere scucite. Meglio uno stupore immediato che un’aspettativa a medio termine. Funziona così?

Ne riparleremo dopo, continuiamo a illuderci.

Allora, auguri a tutti voi, ancora… giacché neanche io posso sottrarmi da questa illusione di Natale, festa che non consente rimandi, rinunce e soprattutto il noioso e ripetitivo augurio di Buon Natale.

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