La morte serpeggiava nel piccolo paese del sud, a sud di ogni nord, un po’ ad est dall’ultimo confine di sempre. Le vite cadevano nell’assurdità di un destino. Le mani della Signora in opera tranciavano le albe e le aurore. Scorreva la vita nel magma della disperazione. Gli occhi erano saracinesche di compiuta attività. Dov’erano i libri delle preghiere, i riti religiosi, i preti? I santi nelle loro nicchie sudavano sofferenza, neanche l’aria era possibile respirare. Il virus aveva adempiuto nel proprio comando di arrestare ogni quotidianità.

I rosari erano persi. Le preghiere gettate nelle false prediche morali. Si dissolvevano le personalità. Dopo il piacere cadevano fiacchi i muscoli. La caratteristica principale della vita era la continuità e la ripetizione. Le lacrime duravano un attimo giustappunto il tempo di dimenticare. La realtà storica era distrutta. L’importanza di qualsivoglia argomento non giustificava l’uso delle parole. Vanificava ogni sforzo l’istante della scelta. I discorsi degli anziani non si ascoltavano più. Il sole era appeso a metà cielo. I giovani non studiavano la metafisica, la geometria e le lettere. Il virus girava libero e felice nelle narici di tutti. Le battute di sentiero di spirito erano soppresse per altri sentieri meno complicati. Chi mai avrebbe aiutato la gente? Non vi erano le personalità di un tempo –  costruttori di vita e di città. Le contraddizioni venivano equiparate a semplici giochi di parole. Il dubbio in affanno non era in linea con il pensiero. Si brancolava nel buio. Non si riusciva a vedere molto bene il ridicolo e il paradosso di tutti e di ogni cosa.

Escano i Santi dalle chiese. Facciano un segno di ritorno alla normalità di una vita non in combinazione con l’assoluto bensì con la pratica necessaria di vita. Diano un lampo di chiara presenza contro l’intelligenza indurita e spavalda di uomini e donne. Escano i Santi fra la gente affinché il cambiamento dell’effimero non si mostri come effimero. Prima o poi con il mondo si finirà. Qualcosa allora bisogna approntare. O dovrà pensarci il virus?

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