Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l’insolubile fino alla vertigine.

(Emil CioranAl culmine della disperazione, 1934)

Dolente. Claudicante. Non posso fare i miei passi. Gli amici Voltaren e Cortisone si prodigano ad alleviare i  dolori ma concludono ben poco. Di quei passi di un tempo ora sono orfano. Dei dolori di oggi sono padre. Ho bisogno di una gamba, di legno, di ferro, d’acciaio, di rame, come essa sia. E non rompetemi il cazzo a chiedermi. Non vi sopporto. Non voglio ascoltare le vostre chiacchiere demenziali, fraudolente, bianche come il camice di un macellaio.

Non leggetemi. Non m’interessano le vostre cose. Non chiedetemi. Non cercatemi. Se potessi fuggire vincerei il pericolo. Se potessi uccidermi guadagnerei la vita. Il giorno è inerte, le ore sono sostanziate e indigeribili. Ripenso i mobili giorni e le ore di svago clandestine. Ogni ria parola mi appartiene e non oso purgare le idee, sebbene di un verso di un poeta io sia richiamato alla vita, ma non dei sentieri di speranza mi voglio avvalere ma delle pianure di sabbia del deserto degli angeli inglorificati e inglorificabili.

Ai trionfi non sono avvezzo. Dei vostri nomi incomprensibili e difficili, medicamentosi, solforati e idrogenati me ne fotto. Di quell’acqua che non è ossigenata, ma ben altro, non so che farmene. Degli aghi conficcati nel sangue ho già rimosso le paure.

Non porgetevi con squisita menzognera bontà, perché vi riconosco e scopro la vostra immensa invidia. D’inestinguibile odio siete fatti. Non vi conviene leggere le eterne pagine sacre, poiché le vostre menti sono luoghi del peccato.

Ho bisogno di una gamba. Di una gamba qualsiasi, senza molte pretese, purché sia di piume e di vento, di suono grave e flebile, affinché possa stupirmi di un passo, di un semplice in-utile passo.

(Visited 27 times, 1 visits today)