Io siedo/alla finestra e guardo./ Guardo e ascolto;/ perché in questo/ è tutta la mia forza:/ guardare ed ascoltare (Umberto Saba, Meditazione).

D’estate il flusso del tempo è nevrotico, caotico, confuso in mille piccole e grandi azioni di intensità crescente. Il consumo del tempo sfugge alla misura del controllo. Gli arabeschi della bellezza delle cose sfuggono all’occhio, allo sguardo. Guardare e ascoltare sono necessari alla conoscenza dell’esperienza spontanea ma anche dell’esistenza. Il sapiente Qohelet dice che ‘l’occhio non è mai sazio di guardare né l’orecchio è sazio di udire’ (1,8). All’uomo sta l’urgenza e il bisogno di continuare a guardare e ad ascoltare. Saprà farlo? Saprà guardare lo scorrere del tempo, di quel tempo che non è inscritto nei giochi della vita, ed è estraneo soltanto a coloro che non lo intendono ma è condiviso dal mistero e dal bisogno di osare oltre il confine di sé stessi? Il tempo è interminati spazi e interminati luoghi dentro e fuori l’infinito del linguaggio interiore. Nell’infinito del tempo c’è il nostro io, ma c’è anche un tu, un voi.

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