Chi vuol dimenticare accelera il passo, chi invece vuole ricordare lo rallenta. La velocità del passo conduce all’oblio. Ricordare è un’azione che ci piace fare sempre allorquando si prova un sentimento di affetto per qualcosa del passato. Dimenticare è il verbo del dispiacere, si dimentica per alleviare una sofferenza.

Fra lentezza e memoria c’è il passo. Il passo dell’uomo consapevole delle proprie glorie e dei propri fallimenti. La lentezza è il motore che muove il mondo; non lo contamina di scorie derivate dalla frenesia del piacere e del possesso. La memoria è un percorso irto di ostacoli che poi conduce alla via dritta del racconto dell’esistenza. Si dispiegano i fatti in maniera più chiara nella nitidezza della tranquillità di esser vecchi e decrepiti, nell’affanno dell’ultimo tratto di vita. Il carattere del ricordo è sempre ribelle, schivo, sempre in cerca di gloria negli anfratti dei labirinti della coscienza, ma si può domare con la lentezza, quella lentezza che non divora nulla e rende più silenzioso il rumore della voce assordante della superbia. Nuoce, tuttavia, a chi cerca ancora nei ricordi la gloria di un tempo che riguarda tutti. E tutti hanno contemplato, almeno in sogno, la possibilità di avere gloria. La memoria è crudele arriva sorniona nel bel mezzo di un momento meno opportuno con sconvolgente velocità nella mente del ‘vecchio’, il quale avverte il peso degli anni sul piatto della bilancia che misura gli avanzi della differenza a saldo prima del verificarsi dell’assenza definitiva.

Chi mai può guardare dalle finestre dell’appartamento di Dio? Colui che può non si annoia, è felice. Nel mondo chi osserva è distratto, inattivo, dedito all’ozio, intento alla ricerca costante del movimento che gli manca. Cosa ricorderà? Nulla. La memoria è  uno specchietto retrovisore che mostra la stessa auto in corsa. Non vi sono i vagabondi che dormono sotto le stelle e… ricordano il cielo nei suoi tramonti e inaspettate albe. Dove sono i contadini dalla fronte grondante di sudore con il buon mucchio di grano sulle spalle? Dove sono i cantori? Dove sono gli innamorati dagli occhi blu? Il ricordo è un sorso d’acqua fresca nelle giornate colme di tristezza.

Epicuro raccomanda solo piaceri. Fa bene (?). Tuttavia, nella sua raccomandazione c’è un sottofondo di malinconia: l’uomo è gettato nella miseria del mondo: fra mille peripezie immagina di conquistarsi una carezza. L’assunto di Epicuro è disperatamente utopico, è molto difficile che l’ideale edonistico possa mai realizzarsi. La memoria è esigente vuole cose ben fatte e degne di rimando nel tempo. Non accetta le insignificanti azioni che il piacere produce in calcoli infinitesimali di tempo.

I divieti morali sottraggono il piacere dal suo modo di stare nei pensieri del mondo. Potrebbe trattarsi di una forma di resistenza di madame Memoria in linea alla sua condotta di esistenza austera?

La memoria è gentile alla stessa maniera di un portiere d’albergo. S’inchina all’ingresso. Severa nella sistemazione in camera. Recalcitrante nelle prove di tempo che inventano concretezze del nulla.

Poi ci sono le cose che non si cercano mai, non si pensano, non si desiderano… dove andranno a finire? Con quali colori si dipingerà il mondo bianco degli esquimesi? Tutto avviene in un batter d’occhio, anche il ricordo della propria morte, che forse ricorderemo negli ultimi istanti del trapasso non come ciò che sta accadendo, ma come ciò che non è stato, che non era possibile esistere neanche nel passo breve e lento della morte. La disumanità della memoria non è altro che la tragedia umana.

26/04/2024

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