L’emozione del foglietto, della busta e del francobollo è imparagonabile con la comunicazione istantanea di oggi.

Nessuna guerra alle comunicazioni, ma la riappropriazione di un’atmosfera scritturale dimenticata. E che dire dell’emozione di ricevere una lettera? Gli unici ancora a servirsi del servizio postale e della comunicazione scritta sono gli enti e gli avvocati.

Perché la scrittura  a mano? Intanto, perché ci vuole più tempo, ma questo consente di approfondire il pensiero, implica la responsabilità, l’attenzione, perché la correzione su carta non è agevole e ‘lascia il segno’.  La scrittura su carta è un processo cognitivo, una fatica che ne vale la pena di fare, si è costretti a interrogarsi, a dare risposte, a comunicare qualcosa di noi. E poi c’è la lentezza. Beata lentezza che ti coglie nella serenità di un pensiero e ha l’onere vantaggio di essere umana, necessaria. Scrivere a mano è lentezza, preponderanza del fare, ma soprattutto la possibilità di lasciare una traccia nel mondo, che nemmeno la tecnologia potrà cancellarla. La lettera è fisicità di una scrittura che si impregna del sentire dello scrivente, del suo corpo, delle sue mani.

Proviamo qualche volta  a scriverci con il foglietto e busta, così per riscoprire qualcosa che stiamo perdendo definitivamente: il piacere di noi, della nostra scrittura, anche attraverso le immagini.

 

 

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