Sono quelli sempre ecumenici e imparziali. Volti nuovi e puliti. Gli altri, chissà mai, sempre faziosi e di parte. Quelli della macchina del fango sempre attiva nella produzione e spargimento. Quelli per cui i buoni stanno sempre da una parte.
Roberto Gervaso così definiva i moralisti: «Molti moralisti non sono che peccatori senza occasioni».
Il falso moralista si appropria dell’ipocrisia giudicante che dispiega in sentenze sociali volte a colpevolizzare a destra e a manca con ignobili cattiverie, sguardi sprezzanti, preconcetti e attacchi personali, mostrando un interesse morboso al limite della diagnosi psichiatrica.
L’aggressione del falso moralista è feroce, seppure fatta con il sorriso della tranquillità, ed esibita con finto dispiacere.

La pletora di accuse alla fine coinvolge quasi tutti… che stanno dalla parte sbagliata e quindi colpevoli, falsi e ladri. Si imbracciano spade e codici, etica e rigore istituzionale, dando sfogo a retoriche pompose e apocalittiche per tagliare teste qua e là nel nome di un ideale costruito all’istante, immaginario e inconsapevolmente deformato per scopi personalistici.
I social ormai sono osservatori psicologici insostituibili: consultati aiuta molto a comprendere chi si ha di fronte. Tutti giudici, scrittori, politici, legislatori e statisti, tutti buoni e bravi, trasformisti, nella segreta speranza che nessuno un giorno possa dire: ma tu…
24/07/2025
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