Face cautu osci, no? Ci faugnu, mamma mea!  Cci cautu! Sono gli intercali costanti in ogni incontro e in ogni modo della giornata. Il caldo che reprime le nostre forze e ci rende schiavi anche nel parlare. Ossessionati dalla calura ci affidiamo alle parole per esorcizzare le temperature. Rincorriamo il mare e le ombre degli alberi e degli ombrelloni per un illusorio grammo di refrigerio. Caronte è la nostra benedizione/maledizione. Dovremmo allestire un altare per San Caronte protettore degli ustionati e degli sfigati del caldo. L’estate va tra bestemmie e scongiuri, tra sudore e docce, tra pizze e birre, tra tutto ciò che si potrebbe inventare all’istante di scaramantico. L’estate va nel Salento infuocato dove bruciano per incuria alberi delle antiche pinete, e i sacchetti di spazzatura in mostra per strada a testimonianza di un popolo in(civile). Ci sono però cozze e rizzi per alleviare il dolore, quello di panza. I cani abbaiano la luna e mettono a dura prova la già provata pazienza estiva te li cristiani. Le malote passeggiano felici per le strade del paese. Ma è l’estate del Salento, l’estate dei fanti e dei canti.

Face cautu osci no? Sine! Ma è meju cu te stai cittu. Lassa stare. Il Salento va così, tra contraddizioni, assenze e visioni fantastiche di un luogo che non c’è più. Lu faugnu rimane, per tutti. Ecco, almeno di quello possiamo andare fieri.

22/07/2023

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