Di luna in luna è il tempo che non resiste e si dilunga nelle luci di metafore, le nuvole si dimezzano nei panieri di pioggia,  è notte ma non è questa la notte della poesia, che strana notte, è forse la notte dell’ultimo gesto di mano che si accompagna a un addio, è la notte delle illusioni che si contraggono, le differenze sono nulle, che notte, non è la notte che si confonde in suoni slegati dal cielo, non è la notte del ragno della memoria, è la notte dell’ultima ora, è l’ora di una storia che non si ripeterà, è la notte della morte, della cenere, è notte di estinzione, vile l’ultimo bagliore a non apparire, si palesa la fiamma di un fiammifero spento, è morte, e della morte non ci s’inganna, è notte di desolazione nel mercato del nulla. Notte di velenose muse che ordiste trama di costruzione di inappartenenza e di esclusione. Muse che mi educaste al vuoto e al sereno fra le diffuse nubi ora giunge l’ultima fra tutte le notti delle lune gessate. In questa notte muoio più veloce del fulmine fra le lentezze dei ricordi e delle nostalgie, ora tutto è un continuo paradosso dell’esistenza, ogni immagine rimanda a un’altra immagine e non ho riposo, né acqua di sapere né cibo di veggenza. Lascio poche cose buone da non ardere, ma un bel falò di tutto mi farebbe contento. Lascio i miei ‘nonfatti’, lascio le percentuali di inadeguatezze, lascio nulla. Andiamo, senza timore!

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