La storia non è maestra di vita, e comunque non si contano i pessimi allievi. Troppo spesso si assiste al ripetersi degli stessi errori. In politica, ad esempio, l’arte di classificare e separare è nota. Questo atteggiamento  dalla natura proteiforme e ambigua è espressione della volontà umana di dover sempre arbitrariamente fare classificazioni e al contempo separazioni, del tipo qua i buoni e là i cattivi.  Difatti, qualcuno avvezzo alla politica e attratto da essa, revoca la citazione del gregge per disprezzare coloro che pensano e ragionano in maniera differente. La cattiveria si mostra nelle sue forme più raggianti come il sole di marzo. Il gregge, ad ogni buon conto, ha un senso e un significato contemplato anche nei manuali di scienze. Bestia strana l’invidia politica, facilmente identificabile, ma altrettanto sfuggente nel suo essere multiforme.

Per separare bisogna anzitutto classificare gli altri. Come? Con il linguaggio quotidiano, incalzante e costante nell’irrobustire il concetto che gli altri non siano ‘buoni’. Poi il gioco è fatto: la linea di separazione fra ‘Noi’ e gli ‘Altri’ è tracciata. Il confine della separazione è servito. Il sentimento di odio dei detrattori è iperbolico e non conosce ostacoli. Altro che pecore e gregge. Lupi famelici! Una sorta di ideologia razzista in cui il razzismo è mascherato dal falso buonismo di coloro che si professano migliori, giusti, onesti, lavoratori, democratici, anti-tutto. Povere pecore. Gregge maledetto. Pastore ingrato e inadeguato. Chi si salverà allora dal gregge? Uno che verrà dopo, o che non verrà mai, in un giorno inutile in una pagina di memoria perduta?

01/04/2024

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