Sento cadere il tempo, goccia a goccia, ma non fa rumore. Il tempo che nel silenzio si deforma non ha conteggio aritmetico. Fuori dalla logica dell’eternità, pesa come la testa sul cuscino di notte. Affonda nei sogni e negli incubi; nell’inquietudine si spalma sulla memoria. Il tempo non è per gli operosi che non ne apprezzano l’importanza. Non sussiste una categoria di tempo per gli imbecilli e gli idioti, per loro il tempo è un pane insipido. L’orologio dà certezza di tempo, non ne dà tuttavia l’esistenza. Tutto, nel tempo, è tanto, tutto è così circolare, per oltrepassare tempi immaginari. Vivere senz’altro è contare il tempo nelle sue innumerevoli manifestazioni di ore, minuti e secondi. Chi mai potrà attestare il tempo della prima alba? Le ore migliori sono quelle che scappano dall’inutile conteggio dell’orologio. Chi potrà mai attestare il primo raggio di sole? Sarà stato d’improvviso… e chi può calcolare l’imprevedibilità? Chi potrà calcolare gli algoritmi del tempo che non è dato da vivere? A quanto ammonterebbe? A chi andrà in dotazione? L’artificialità del tempo è la consolazione della vita per non cadere nelle maglie incerte dell’eternità. Accade però che l’artificialità diventi una cosa naturale, ed il naturale diventa strano. L’eternità è la stranezza sconvolgente fra tutte le invenzioni. Sarebbe l’ombrello che ripara il tempo dalla pioggia. Vale a dire, inutile. Le inutilità poi convincono più delle utilità. 

La vita scorre su due binari, uno lento, l’altro rapido. Sul lento si cristallizzano le delusioni, sul rapido le strane utilità inventate per far comprendere che qualcosa si muove. La vita si perde in sé stessa nella fuga astratta del tempo che appartiene a tutti gli uomini. Nella mia supposizione di immaginare estraneità e apparentamenti di tempo mi ravvedo dell’inerzia della vita a narrazioni che svaniscono ancor prima di essere raccontate, poiché si vive sempre nel presente e il futuro non si conoscerà mai. Il passato mette nostalgia e non è attendibile. Il presente pesa come la possibilità di tutto. Il futuro come la realtà del nulla. Il pensiero ci crea e ci conforta. Si è residui insignificanti delle azioni del tempo, briciole per passeri, monetine da cinque centesimi che nessuno risparmia più. Si vive di impressioni di tempo con abissi ed echi incomprensibili. Tutto si gioca nella rincorsa al tempo, non sapendo che si rincorre un fantasma, è pur vero che niente si ferma, le cose si autosopprimono quando si sono realizzate. Il tempo soggiace a questa legge soprannaturale che non delimita confini di cose, ma ne disegna di continuo la multiformità. Da tutto ciò ne consegue una ben triste conclusione: che per la natura, il tempo e la storia, gli uomini non contano niente, sono forze naturali e del loro svolgimento, carne per gli avvoltoi. Questa è la prova dell’indifferenza di Dio e del Tempo per l’uomo. 

21/01/2025

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