La sera del Giovedì santo si va – come da consuetudine – a visitare di chiesa in chiesa i sepolcri: una tradizione popolare molto diffusa, anche nel passato e nasce dalla pietà popolare, pur colorandosi di elementi folcloristici. Questa tradizione molto probabilmente è nata dall’intreccio di devozioni diverse, in particolare il pellegrinaggio alle sette chiese e la venerazione verso il sacramento eucaristico.

Il pellegrinaggio alle sette chiese nella sua forma originaria è dovuto a san Filippo Neri, dove le chiese visitate erano le grandi basiliche romane (san Pietro, san Paolo fuori le mura, san Giovanni in Laterano, san Lorenzo, santa Maria Maggiore, santa Croce in Gerusalemme e san Sebastiano). Con il passare del tempo questa usanza acquisì un tenore penitenziale, spostandosi alla fine della Quaresima e facendo memoria della passione di Gesù. Al Medio evo invece risale la cosiddetta ‘visita al sepolcro’, in cui è riposto il Santissimo Sacramento. In questa tradizione popolare indubbiamente ha avuto un notevole influsso la devozione all’umanità sofferente di Cristo e il richiamo al santo sepolcro di Gerusalemme. Il termine ‘sepolcro’ non compare nei testi liturgici, ma si diffonde nel linguaggio popolare. In un periodo non precisabile le due forme di culto: la visita alle sette chiese e al sepolcro si sono intrecciate, diventando la tradizionale ‘visita ai sepolcri‘.

Oggi permane ancora (almeno dovrebbe permanere) il valore della visita al sepolcro per riflettere nel silenzio della preghiera personale sul mistero della passione, morte e resurrezione di Cristo.

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