Uscire per respirare. Sentirsi un po’ libero e frantumare il silenzio delle strade. Uscire a fare quattro passi per la campagna tugliese, incontrare alberi storti e monchi, alberi vigorosi e dritti, erba fresca e muretti dalle tonalità di grigio, bianco e nero. Ammirare li furneddhri. Il cielo ti guarda e trattiene la pioggia. I viali raccontano passi. Il silenzio è voce di natura, la senti e ti invade dentro, ti percuote dal torpore dell’angoscia di un virus che ci distanzia e non dà tregua. Andare per campagna per non sentirsi soli, per limitare lo sfinimento e l’apprensione. Meravigliarsi dei quadranti di terreno coltivati con gli alberi pendenti di frutti. Non guardare l’orologio dimenticandosi del tempo. Respirare bene e con calma. Assaporare la dolcezza della natura e la bellezza che non ha una causa: esiste. E questa esistenza aggrovigliata di mistero chiede di essere svelata, ma soprattutto ammirata. Andar per campagna ci si guadagna.

 

 

 

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