A Tuglie e in gran parte dei paesi del Salento era consuetudine, durante il periodo estivo,  legare agli e cipolle per la loro conservazione, e quindi l’uso alimentare sino alla successiva raccolta dell’anno a venire. Un lavoro che richiedeva pazienza e soprattutto specifici procedimenti per garantire l’inalterabilità e la genuinità degli ortaggi. Nello specifico, agli e cipolle venivano collegate insieme giustappunto per formare una treccia, chiusa alla base con un laccio. Dopodiché venivano conservate in locali freschi, ventilati e ben asciutti.  (temperatura compresa fra quattro e otto gradi), per scongiurare lo sviluppo di muffe con conseguente raggrinzimento, disidratazione e deperimento, nonché perdita di qualità.

Il pittore tugliese Salvatore Malorgio nel suo dipinto Aspetti di vita contadina nel Salento, 2015, ha raffigurato il lavoro dei contadini intenti a nfiettare aji e cipuddhre

Un gruppo di anziani, le donne con la caratteristica mantera, perparano le fiette (trecce) di cipolle e agli. Si noti l’accortezza dei particolari nell’evoluzione pittorica del lavoro dei contadini. I colori rispecchiano la realtà in una rigorosa geometria ordinatrice dell’azione. Uno spaccato di vita di oltre cinquant’anni fa, allorquando la vita stessa era scandita da rimandi e attese; rimandi che prefiguravano il futuro e quindi la giusta preparazione dell”attrezzatura’ per viverlo; l’attesa invece consisteva nella pazienza del duro lavoro nel presente.

 

 

 

 

 

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