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	<title>Elio Ria</title>
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	<description>Letteratura e poesia</description>
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		<title>Il porto sepolto, Giuseppe Ungaretti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 07:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poeti]]></category>

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		<description><![CDATA[IL PORTO SEPOLTO &#160; Vi arriva il poeta E poi torna alla luce con i suoi canti E li disperde &#160; &#160; Di questa poesia Mi resta Quel nulla Di inesauribile segreto. &#160; &#160; *** Il porto sepolto e ciò &#8230; <a href="http://www.elioria.com/poeti/il-porto-sepolto-giuseppe-ungaretti/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>IL PORTO SEPOLTO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi arriva il poeta</p>
<p>E poi torna alla luce con i suoi canti</p>
<p>E li disperde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di questa poesia</p>
<p>Mi resta</p>
<p>Quel nulla</p>
<p>Di inesauribile segreto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Il porto sepolto e ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile, non conoscibile, inspiegabile. Il poeta trattiene soltanto &#8216;quel nulla&#8217; che è riuscito a strappare da un segreto, un frammento che non esaurisce<em> in toto</em> la conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta scava nella sua interiorità per trarne ispirazione per le sue liriche, ma non riuscirà mai a concludere il canto, mancherà difatti una nota che non si lascia ascoltare.</p>
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		<title>Luna fottuta</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 15:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre fra i piedi. Non so scegliere la semenza per il campo. Sto fra la gente che non piange. Non congiungo mani per pregare. Perché? Veglierò fino all&#8217;alba per gustarmi l&#8217;ultimo spicchio di luna piccola di questa sera, infastidita dai &#8230; <a href="http://www.elioria.com/diario/luna-fottuta/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Sempre fra i piedi. Non so scegliere la semenza per il campo. Sto fra la gente che non piange. Non congiungo mani per pregare. Perché? Veglierò fino all&#8217;alba per gustarmi l&#8217;ultimo spicchio di luna piccola di questa sera, infastidita dai versi di un anonimo versificatore che non seduce. Qualcuno dovrebbe spiegarmi la realtà per ricondurla a una forma accettabile di parodia.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Questo caffè non si sposa con la mia sigaretta. Ho poche parole, stasera. Ho ingurgitato troppi zuccheri di ipocrisia e il tasso glicemico è troppo da smaltire. Una restrizione al consumo è d&#8217;obbligo. Stasera non ho una trama. Le domande sul futuro, sull&#8217;inferno, sui misteri non m&#8217;interessano, roba da donnette. Qualcuno mi parla, ma non lo ascolto, ci vorrebbe un colpo di genio per liberarmene. Qualcun altro dall&#8217;aria soddisfatta mi parla di sesso&#8230; sì inventato. Una donna si avvicina e mi chiede l&#8217;ora, come se io fossi il venditore del tempo, colui che dispensa ore e minuti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La cameriera svampita sogghigna. Soffoco. Eppure è l&#8217;ora degli ultimi balli. La musica si dilegua con disinvoltura nelle auto degli amanti. Si spogliano le illusioni del crepuscolo come stelle del mulino bianco. Non rimane nulla di quanto sperato. Le gambe non reggono. Le braccia al vento.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Senza amplificazioni retoriche, con sobrietà mi osservo attraverso il raggio sfuggito al dominio della luna, che s&#8217;adagia deciso sul muro bianco per farne specchio e anima, mi sorride come se volesse sfottermi, vacilla quando sopraggiunge in picchiata un pipistrello, poi si ricompone, ride, gioca con le poche ombre che gli concedono gli alberi di pino, pare ubriaco, mi diverte, s&#8217;allunga e si accorcia, s&#8217;innalza e si abbassa, si perde sulla superficie, balla, gode della libertà, non sa del giorno, né cosa sia il sole, un geco striscia sulla sua pelle, le zanzare lo amano, è davvero strana questa sera.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Ci vorrebbe un&#8217;idea. Una musica nuova si ascolta, però. I cani abbaiano per comunicarsi nulla: i soliti coglioni della notte a rovinare un sogno. Questa sera non è di miele, è tosta, vigorosa. Luna devi piegarti, stasera. Non sei la luna dei poeti che ti magnificano, stasera. Sei la luna delle puttane, dei disordini. Sei nelle loro tasche. Ti hanno fottuto, stasera. Non farai piangere nessuno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il più bello e il più maligno spirito&#8230;</title>
		<link>http://www.elioria.com/la-lente-di-elio/il-piu-bello-e-il-piu-maligno-spirito/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 14:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[La lente di Elio]]></category>

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		<description><![CDATA[  &#160; Recensione del libro di Mario Carparelli, Il più bello e il più maligno spirito che io abbia mai conosciuto, pubblicata sul sito SITOSOPHIA, leggi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter  wp-image-5517" alt="sitosophia" src="http://www.elioria.com/wp-content/uploads/2013/06/sitosophia.png" width="644" height="112" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recensione del libro di Mario Carparelli, <em>Il più bello e il più maligno spirito che io abbia mai conosciuto, pubblicata sul sito SITOSOPHIA, <a href="http://www.sitosophia.org/recensioni/maligno-spirito-vanini/">leggi </a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sfogliati ancora per me!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 08:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Vorrei entrarvici di nuovo in quel libro che non mi riconosce più; eppure era mio. Lui in compagnia di molti, io con le mie pagine vuote che chiedono inchiostro. Sfugge, non gli va di essere letto, è &#8230; <a href="http://www.elioria.com/diario/sfogliatiancoraperme/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei entrarvici di nuovo in quel libro che non mi riconosce più; eppure era mio.</p>
<p>Lui in compagnia di molti, io con le mie pagine vuote che chiedono inchiostro.</p>
<p>Sfugge, non gli va di essere letto, è stanco di me. Vuole altri lettori, vuole provare nuove carezze di mani sconosciute. Vanitoso. Ingrato.</p>
<p>Forse un giorno mi cercherà per dargli giovinezza.</p>
<p>Allora riprovo?</p>
<p>Tu che hai letto questo testo, adesso cosa decidi di fare?</p>
<p>Vuoi comprarlo?</p>
<p>Ecco il link  per il formato Kindle clicca   <a href="http://www.amazon.it/Poesia-ragazza-mia-ebook/dp/B00CP770NG/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1371024553&amp;sr=8-1&amp;keywords=poesia+ragazza+mia">Amazon<br />
</a></p>
<p>Per il libro invece clicca <a href="http://www.lettereanimate.com/eshop/index.php?route=product/product&amp;product_id=120">Lettere Animate<br />
</a></p>
<ul>
<li>Titolo: Poesia, ragazza mia</li>
<li>Autore: <a title="Elio Ria" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_ria+elio-elio_ria.htm">Elio Ria</a></li>
<li>Editore: <a title="Lettere Animate" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Lettere+Animate-lettere_animate.htm">Lettere Animate</a></li>
<li>Collana: <a title="I destrieri di Aphorism.it" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-collana_i+destrieri+di+aphorismit-editore_lettere+animate.htm">I destrieri di Aphorism.it</a></li>
<li>Data di Pubblicazione: 2013</li>
<li>ISBN: 8897801692</li>
<li>ISBN-13: 9788897801696</li>
<li>Formato: brossura</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fatto? Poi fammi sapere qualcosa. Scrivimi a elioria@tin.it</p>
<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter  wp-image-5504" alt="WP_000167" src="http://www.elioria.com/wp-content/uploads/2013/06/WP_000167.jpg" width="206" height="274" /></p>
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		<title>Solo per fargli sapere come si muore</title>
		<link>http://www.elioria.com/diario/solo-per-fargli-sapere-come-si-muore/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 07:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentiva la vita: la forte vita che scorreva con il profumo acuto del dolore. Elevava una preghiera appassionata per quel Dio che gli aveva mostrato le ombre per preannunciargli come si deve morire. Avrebbe voluto vedere il mare, il sole, &#8230; <a href="http://www.elioria.com/diario/solo-per-fargli-sapere-come-si-muore/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sentiva la vita: la forte vita che scorreva con il profumo acuto del dolore. Elevava una preghiera appassionata per quel Dio che gli aveva mostrato le ombre per preannunciargli come si deve morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrebbe voluto vedere il mare, il sole, il gelsomino strisciante sui muri bianchi della sua casa, il volto di una donna. Dio resisteva alle sue richieste. La ragione di essere cieco era sangue per le sue vene che saliva alla testa per lenire l&#8217;immensità negatagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni notte sognava una luce diversa, e come un bambino rincorreva desideri traditi da quel Dio che gli aveva data la vita per anticipargli la conoscenza della morte.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In buona compagnia</title>
		<link>http://www.elioria.com/la-lente-di-elio/in-buona-compagnia/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 07:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[La lente di Elio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto grandi sono le meravigliose imprese della follia che proviene dagli dei, e altre ancora te ne potrei illustrare: perciò è proprio questa follia che non dobbiamo temere, né ci deve disorientare [...]  A noi spetta il compito di dimostrare &#8230; <a href="http://www.elioria.com/la-lente-di-elio/in-buona-compagnia/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>Tanto grandi sono le meravigliose imprese della follia che proviene dagli dei, e altre ancora te ne potrei illustrare: perciò è proprio questa follia che non dobbiamo temere, né ci deve disorientare [...]  A noi spetta il compito di dimostrare il contrario, cioè che questa forma di follia è concessa dagli dei in vista della più grande felicità. </em></p>
<p style="text-align: center;">(Platone, Fedro, 245b-c)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Donne, muse, assunti filosofici, ispirazione</title>
		<link>http://www.elioria.com/la-lente-di-elio/la-ragazza/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 08:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[La lente di Elio]]></category>

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		<description><![CDATA[Una bella  ragazza s&#8217;aggira sempre nei pensieri del poeta. Istruita, ama gli incontri galanti nel palazzo delle feste dei poeti. Passeggia nelle città e nei paesi, nei borghi e nei quartieri. Legge buoni libri, dialoga con i poeti. Avverte il disagio &#8230; <a href="http://www.elioria.com/la-lente-di-elio/la-ragazza/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una bella  ragazza s&#8217;aggira sempre nei pensieri del poeta. Istruita, ama gli incontri galanti nel palazzo delle feste dei poeti. Passeggia nelle città e nei paesi, nei borghi e nei quartieri. Legge buoni libri, dialoga con i poeti. Avverte il disagio della gente; dei sentimenti del cuore si appropria a piacimento. Detesta l&#8217;invidia pericolosa del prosatore, supera gli scrittori di tutti i tempi, si concede ai pochi eletti della poesia. Accoglie in sé il limite dello sguardo dell&#8217;uomo. Svela le parole delle  immagini invisibili, riservandosi per se stessa un velo di semplice imperscrutabilità. Abita nei luoghi della parola, dove la scrittura del poeta nel dare una risposta impone l&#8217;ascolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta ha una sola voce e nell&#8217;assenza di pubblico finge così bene tanto da riuscire ad ascoltare la voce di coloro che non lo ascoltano. Ed è superbo quando è convinto che sono pochissimi quelli in grado di capire il linguaggio. La possibilità di una economia del linguaggio equivale a dire che la poesia è qualcosa di speciale. Lo è davvero? Sì, se esso scaturisce dall&#8217;originalità di un contrasto che sapientemente viene modulato e perfezionato in un verso che germoglia dalla purificazione del termine, centrifugato nella lingua, deposto infine nella scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qual è il contrasto di cui s&#8217;intende avvalorarne l&#8217;importanza? A scanso di equivoci non vi è alcun riferimento all&#8217;opera di Cielo D&#8217;Alcamo, dal  <em>Rosa fresca aulentissima, </em>scritta appunto con la tecnica medievale del cosiddetto contrasto. Per contrasto qui si vuole intendere la luminosità che il poeta riesce a dare alla parola che in sé è<em> grezza</em> e con la tecnica del linguaggio poetico diventa <em>pura. </em>In senso lato il raggiungimento della massima perfezione linguistica, che non mortifica il verso ma lo libera dalle impurità della parola, consentendogli di raggiungere la giusta destinazione del luogo del linguaggio. Ed è la parola che s&#8217;impadronisce del poeta, che viene guidato dalla Musa a rivelare l&#8217;unicità e peculiarità della poesia.</p>
<p style="text-align: justify;">Omero è il poeta per eccellenza che invoca la Musa al fine di narrargli le vicende riguardanti l&#8217;eroe Odisseo (o Ulisse, con il nome latino), dopo la fine della Guerra di Troia. L&#8217;invocazione di Omero non è di circostanza o di semplice formula poetica, è invece da considerare come la richiesta della conoscenza dei fatti. Omero non poteva conoscere tutte le vicende che riguardavano Ulisse, né si può pensare che egli avesse appreso le notizie da una sola persona. Un altro aspetto importante è che la storia è collocata in un&#8217;epoca remota e quindi è da escludere che il poeta sia contemporaneo dei protagonisti. Omero descrive dialoghi tra gli dei che si svolgono nell&#8217;Olimpo, ed egli essendo mortale non poteva assistere a questi dialoghi,  se lo avesse fatto avrebbe peccato di presunzione.  Invoca, quindi, la Musa con quel <em>Narrami, o Musa,</em> ed ella con i suoi poteri divini acconsente e soddisfa la richiesta del poeta. Lo ispira e lo rende partecipe della narrazione. Come Omero anche noi ascoltiamo la storia di Odisseo come se la sentissimo narrare dalla Musa.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma nella vita del poeta c&#8217;è sempre una donna o una Musa ispiratrice, e sono tante le &#8216;donne&#8217; che hanno ispirato i poeti: Beatrice è la donna di Dante, Laura di Petrarca, Silvia di Leopardi.  Donne importanti, muse che hanno guidato i poeti nel loro viaggio dalla realtà all&#8217;immaginazione. L&#8217;ispirazione è un miracolo che investe il poeta nella sofferenza della gestazione della poetica, lo estranea dal mondo reale e e lo proietta in un mondo metafisico, dove è possibile cogliere gli aspetti invisibili che muovono il destino dell&#8217;uomo, magari anche in virtù della legge di Adrastea (L&#8217;inevitabile, colei alla quale non si può sfuggire, è una ninfa, figlia di Melisseo, nutrice di Zeus insieme con la sorella Ida) , così come riportata nel Fedro di Paltone: [...] <em>L&#8217;anima che, al seguito di un dio, abbia visto qualche verità, rimarrà illesa fino alla successiva rotazione e, se ci riesce sempre, si manterrà per sempre immune da danni. Se, invece, non sia stata in grado di tener dietro al dio, non sia riuscita a vedere, sia incorsa in qualche disgrazia e, ricolma di oblio e di malvagità, si sia appesantita, abbia perduto le ali e sia precipitata sulla terra, allora è legge che, nella prima generazione, non germogli in nessuna natura animale (</em>Nella sua prima esistenza terrena quindi l&#8217;anima non si unirà al corpo di un animale, ma solo a un corpo umano, secondo una gerarchia di ruoli sociali che dipende essenzialmente dalla quantità e dalla qualità della contemplazione delle idee nell&#8217;iperuranio). <em>L&#8217;anima che abbia visto di più attecchisca nel seme di un uomo che aspira alla sapienza ovvero un amante della bellezza, devoto alle Muse, dedito all&#8217;amore. La seconda nel seme di un re, rispettoso delle leggi, esperto nella guerra e nel governo. La terza in quello di un politico, capace nell&#8217;amministrazione e in economia. La quarta in quello di un uomo incline alla fatica fisica, che pratica la ginnastica o che si occuperà di guarire i corpi. la quinta condurrà una vita dedita alla mantica o ai rituali. Alla sesta sarà appropriata una vita dedita alla poesia o alle arti imitative. Alla settima quella di un artigiano o di un agricoltore. All&#8217;ottava di un sofista o di un demagogo. Alla nona di un tiranno </em>(Fedro, 248c-e).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella gerarchia dei generi di vita su esposti soltanto il filosofo è destinato a un trattamento privilegiato, la gerarchia dei restanti generi di vita sono suddivisi in due gruppi, specularmente opposti:</p>
<p style="text-align: justify;">                                +                                                               -</p>
<p style="text-align: justify;">                              Re                                                                      Tiranno</p>
<p style="text-align: justify;">                             Uomo politico                                             Sofista o demagogo</p>
<p style="text-align: justify;">                             Atleta o medico                                          Artigiano o agricoltore</p>
<p style="text-align: justify;">                            Indovino o sacerdote                                  Poeta o imitatore</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività del poeta, da un lato, e quella dell&#8217;indovino, dall&#8217;altro, sono il frutto, secondo Socrate, di altrettanti tipi di follia divina, ma quella del poeta, in quanto imitatore, è considerata inferiore a quella dell&#8217;indovino. Per Platone l&#8217;arte è un&#8217;imitazione (mimesis) e allontana l&#8217;uomo dalla verità, in quanto suscitatrice di emozioni, tanto da incoraggiare l&#8217;uomo le passioni rappresentate in particolar modo dai poeti tragici. Aristotele, il discepolo di Platone, nella Poetica non manifesta affatto nei confronti dell&#8217;arte l&#8217;atteggiamento negativo del maestro, essendo della convinzione che l&#8217;arte non rappresenta il vero, bensì il verosimile, ossia ciò che potrebbe essere simile al vero, e in rapporto alle tragedie crede che esse svolgano una funzione educativa e al contempo di purificazione.  Chi ha ragione? Indubbiamente Platone e Aristotele hanno messo in luce aspetti filosofici che possono congiungersi o disgiungersi, annullarsi, ma soprattutto esplicano le difficoltà di comprensione da parte dell&#8217;uomo del senso e del significato della sua creatività, che come è evidente risulta essere influenzata e guidata dalla genialità di cui non è ben chiara la provenienza. Platone e Aristotele hanno forse ragione entrambi, e magari potrebbe convenire all&#8217;uomo essere come le cicale di Socrate: [...] <em>Si dice che un tempo , prima che le Muse nascessero, le cicale erano uomini. Nate le Muse e apparso il canto, alcuni uomini di quei tempi furono travolti a tal punto dal piacere, che per cantare, trascurarono di mangiare e di bere e, senza accorgersene, morirono. Da questi uomini nacque poi la specie delle cicale, che dalle Muse ebbero il dono di non aver bisogno di cibo e di poter cantare subito, senza mangiare e senza bere, finché vivono e, dopo la morte, di andare a riferire alle Muse quale di loro sia onorata quaggiù e da chi </em>(Fedro, 259b-d).</p>
<p style="text-align: justify;">La mania all&#8217;ascolto del canto delle Muse è l&#8217;origine della poesia che si trasferisce nella parola, svelando le relazione tra le <em>cose </em>nel tentativo di andare &#8216;oltre il possibile&#8217;. <em>La parola poetica si rinvergina nella sua capacità di produrre significati (</em>Luciano Saviani, La fonte dei nomi, Anterem, Uguale a zero, n. 52, anno 1996, p. 44),</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cos&#8217;è l&#8217;ispirazione? Il termine letteralmente significa &#8216;respirare su&#8217; e ha le sue origini in Grecia. Per il pensiero greco il poeta era ispirato quando si trovava in contatto con il pensiero di dio. Mentre per il filosofo John Locke l&#8217;ispirazione era da considerare come un&#8217;eco mentale di idee che si richiamavano a vicenda. Secondo i romantici l&#8217;ispirazione era dovuta alla presenza del <em>genio , </em>un &#8216;dio interno&#8217; al poeta. Invero l&#8217;ispirazione è l&#8217;estensione della sensibilità, da valutare come la capacità di captare sensazioni che vengono valutate e interpretate dal poeta in una costante e continua tensione psicologica, connotata in alcuni casi dall&#8217;estraneazione, in altri dalla difficoltà di rapportarsi con il mondo reale. Un conflitto interiore serio, qualitativo, faticoso, irrinunciabile che alla fine si conclude con l&#8217;opera. Ma è veramente impensabile descrivere il lavoro del poeta contemporaneo, esposto com&#8217;è al frastuono delle molteplici voci della società attuale che inficia e confonde, uccide senza pietà la solitudine, riversa riflessioni nella turbolenza del piacere, ma soprattutto non sviluppa incisioni di riflessioni nell&#8217;animo degli uomini.  E il poeta capisce che non basta più l&#8217;ispirazione, quel &#8216;dio interno&#8217; adesso è muto. Si accorge d&#8217;essere diverso dai poeti di un tempo. La confusione ha recluso l&#8217;uomo nella   irragionevolezza, costringendolo a guardare alle cose minime senza avvertire il bisogno di una riconsiderazione della propria vita. Anche il poeta è per certi versi nella tenaglia dell&#8217;incomprensione degli avvenimenti generali e contestualizzati anche in un ambito ristretto della sua vita: non ha la serenità alla disposizione dell&#8217;anima per ricevere l&#8217;ispirazione. Deve dunque attrezzarsi con se stesso per rivendicare non lo <em>status</em> di poeta, ma il desiderio di esistere, di essere ascoltato, ma soprattutto di dire poesia, di fare poesia. Impresa non facile soprattutto con il suo sentire poetico che è quasi indebolito se non addirittura annullato dalle continue vessazioni e pressioni negative che gli provengono dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Davvero difficile il mestiere del poeta, costretto com&#8217;è a subire l&#8217;indifferenza, a percepire la resistenza di molti nel corso della sua instancabile attività che non ha come oggetto né la verità né il bene, ma la proposizione di rendere limpide le cose dell&#8217;uomo tenendo lo sguardo fisso nelle realtà invisibili, l&#8217;iperuranio, il luogo sopraceleste che <em>nessuno dei poeti di quaggiù  ha mai celebrato né mai celebrerà in modo appropriato questo luogo iperuranio </em>(Fedro, 247c).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vorrebbe forse un nuovo &#8216;dio interno&#8217; per il poeta del terzo millennio? Potrebbe causare scompiglio, innovazione, nuova poesia. Qualcosa accadrà. Ci vorrà tempo per capire la poesia, per costruire nuovi assunti filosofici, ma essenzialmente per  riscrivere il &#8216;verso&#8217; della poesia che deve approfittare delle incongruenze e disordini della vita per rifarsi un nuovo abito che possa riconquistare gli occhi disattenti dell&#8217;uomo.</p>
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		<title>L&#8217;unico appiglio</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 08:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Te ne vai così come sei venuta, e adesso qualcuno ci spieghi con parole misurate cosa fare. Rimaniamo a vivere minuto nel senso contrario alla corsa. Del canto greco vorremmo liberarci. Te ne vai dopo un accenno di presenza. Non &#8230; <a href="http://www.elioria.com/diario/lunico-appiglio/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Te ne vai così come sei venuta, e adesso qualcuno ci spieghi con parole misurate cosa fare.</p>
<p align="JUSTIFY">Rimaniamo a vivere minuto nel senso contrario alla corsa.</p>
<p align="JUSTIFY">Del canto greco vorremmo liberarci.</p>
<p align="JUSTIFY">Te ne vai dopo un accenno di presenza. Non troviamo tracce e immagini di noi stessi. Spogli e inermi a resistere, ancora non comprendiamo il senso di una fine illogica.</p>
<p align="JUSTIFY">Sei arrivata nel vento di maggio, con i capricci dell&#8217;inverno, la pioggia inattesa, le nuvole  a spasso, il sole in viaggio sull&#8217;autobus, la gente in una via deserta, i libri appesi sulle terrazze, il poeta cieco. Senza preavviso fai  arraffato le nostre cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora gli occhi nostri sono pietrificati nello stupore. Questa pioggia è tristezza, gelosia di primavera, rabbia di solitudine. A testa bassa vai via. L&#8217;unico appiglio? sei sempre tu!</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Conoscenza e disperazione</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo scissi tra l&#8217;avidità di conoscere e la disperazione d&#8217;aver conosciuto. L&#8217;aculeo non rinuncia al suo bruciore, noi alla nostra speranza. &#160; (René Char, Fogli d&#8217;ipnos (1943-1944), (trad. Vittorio Sereni), Einaudi, 1968, p.41)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo scissi tra l&#8217;avidità di conoscere e la disperazione d&#8217;aver conosciuto. L&#8217;aculeo non rinuncia al suo bruciore, noi alla nostra speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(René Char, Fogli d&#8217;ipnos (1943-1944), (trad. Vittorio Sereni), Einaudi, 1968, p.41)</p>
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		<title>Mi leggo. Mi rileggo.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 20:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Ria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Dispero in me, ma conservo la speranza in voi che non udite la mia voce, presi come siete nel rallegrarvi di momento in momento. La conoscenza è turbamento, difatti delle cose del cielo non vi è interesse. La comodità è un &#8230; <a href="http://www.elioria.com/diario/mileggomirileggo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">Dispero in me, ma conservo la speranza in voi che non udite la mia voce, presi come siete nel rallegrarvi di momento in momento.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza è turbamento, difatti delle cose del cielo non vi è interesse. La comodità è un diritto di cui non si rinuncia facilmente. Oltre l&#8217;essenziale vi è l&#8217;insignificanza stucchevole del vizio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-5411" alt="elio ria" src="http://www.elioria.com/wp-content/uploads/2013/05/elio-ria.jpg" width="403" height="302" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non so a cosa avvicinarmi. Sento d&#8217;essere straniero nella mia scrittura, con la memoria perduta. Potessi almeno produrre un sogno, sarei soddisfatto di un ricordo che incide su un evento. Nella selva di simboli, di attimi o gesti non ho percezione di esistenza, giacché tutto si ripete e tutto è costretto a ritornare, un labirinto di cui non è possibile uscire. L&#8217;astrazione mi sarebbe convenevole. L&#8217;invisibilità sarebbe un sortilegio di comprensione. Mi ritengo sempre occupato per sottrarmi agli amici, non rispondo al telefono, dormo nel sogno di un vagabondo. Vorrei un titolo per l&#8217;ultimo mio libro, quello che ho inventato non mi piace, e vorrei si concludesse con le parole di Alfonso Gatto: &lt;<em>Lasciategli i sogni, lasciategli la morte, inebriatelo di calma&gt;.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5421" alt="lettore-dopo-bombardamento" src="http://www.elioria.com/wp-content/uploads/2013/05/lettore-dopo-bombardamento.jpg" width="500" height="374" /></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei ragione per essere ignorato. Adesso voglio scrivere la mia biografia per zittire la mia  anima, pensando di scrivere anche ciò che non accade. Intanto mi appresto ad addomesticare gli inciampi che già si preannunciano con squilli di marcia trionfale, e certamente non disdegneranno d&#8217;essere protagonisti assoluti del palcoscenico del mio piccolo teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">La sonnolenza della pigrizia è una tiritera d&#8217;infinite speranze andate a male in assurde banalità. Ripiego sul passato che è immutabile nella serietà di rievocazione, non per consolarmi piuttosto per offrirmi riposante quiete. Il passato offre le garanzie che il futuro non può dare e non ha simpatia per l&#8217;incertezza. Non mi piacciono  i giorni che appaiono in anticipo e si divertono a giocare con gli imprevisti, portatori tra l&#8217;altro di inerzie, di rassegnazione, di scetticismo, di disponibilità agli adattamenti corrotti, e di furberia cinica.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei rovesciare la verità che è insita nelle cose dell&#8217;uomo per scoprirne il suo opposto, le sue derivazioni, le sue perpetue ingiustizie in un&#8217;originalità di contenuto, semmai dovesse esistere, falciando i problemi che derivano dalla sua illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto mi leggo. Mi rileggo.</p>
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