C’è un vento nuovo che muove per il Salento. Artefatto e plastico  ad uso e consumo dell’industria. L’arcipelago dei venti naturali lo ripudia. Quelle enormi pale eoliche assordanti minacciano il silenzio delle campagne e degli uomini. Il vento, quello vero,  che da ogni angolo del territorio vibra sacrifici e passioni, è minacciato, escluso. Il mostro industriale lo produce e lo immagazzina: una breve vita per morire di energia.

Le pale, ornamenti incomodi e inessenziali, disorientano gli uomini, la terra, gli animali, gli alberi  e gli uccelli. Imposti per fare male, insultano la natura. Il sole non sta neanche più a guardarci, medita vendetta e nell’attesa dell’attacco riduce luce. È un vento non richiesto. Gli uliveti e le vigne dormono. Il mare è immobile. Le torri costiere attendono gabbiani.

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