S’imbeccano di versi cacofonici (Che noia!)

Puoi passare di qui: il sole c’è. Una stagione di inferno non è vergogna, lascia i poeti squallidi e inutili, leggi i filosofi, trascura i novellieri e convertiti a Rimbaud. Non essere cauto alla rovescia, il bello è tutto nel fuoco imprevedibile e freddo della poesia. Che sia la grande decadenza non preoccuparti. Il tragico quotidiano è roba dei politici a cinque stelle; non annusare l’odore dell’inganno barabbesco: il segreto è sempre nella menzogna. Il torto peggiore di tutti è di volere dire troppe cose, sempre, anche quando il silenzio incombe lento e maestoso.
Puoi passare di qui: il sole è di celata incertezza per gli impreparati al pensiero, i quali urlano coi lupi e discorrono di esatti imbrogli. Lancia le pietre sulle teste degli accademici piacciconi che annacquano la vita. Ipocriti e farisei si mostrano con sorrisi e impegni per la grande cultura posta nelle grandi pentole dei brodi riscaldati e speziati di nulla e di alloro. Libri, libri, libri di poesie, di tutto e di ogni cosa, di noia, di esasperato sentimentalismo che eccitano i filosofi in cerca dell’oro e dei critici improvvisati pronti a sacrificarsi per la propria vanità a mo’ di fecondatori di somari e di polpi sbattuti per ammorbidire le carni.
Dai vieni, qui non si balla. Manda la voce in giro, non ha importanza chi sei (siamo), ciò che conta è mandare la voce in giro per fare piazza pulita, attento (però) a non mostrarti (lo chiede la decenza). C’è troppo sole e s’inciampa. Troppa luce liturgica, bugiarda e vigliacca, non si confà a te. Sii nascosto, non sei attore. La pazienza di Rousseau falla tua, riempi furiosamente ogni minuto di vita. Sii solitario come un faro. E come un vero pensatore pensa un pensiero solo.