Li guardi negli occhi e intravedi la menzogna in sottili strati di sorrisi di circostanza. E da quando sono consapevole, sull’anticipo di ogni vaga speranza assaporo subito la delusione con la speranza. Come lo stratega sfigato che ha perso tutte le battaglie traccio i dettagli della ritirata alla viglia di ogni possibile battaglia futura. Alcuni dicono che senza speranza la vita è impossibile, altri dicono che con la speranza la vita è vuota. Per me che non spero né dispero, essa è un semplice quadro incompleto che seppure mi include – in verità assisto come a uno spettacolo senza trama né intreccio, fatto solo per far brillare gli occhi agli stolti. Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo. Mi divago in capitoli e paragrafi, mi trasformo in punti interrogativi e, nella disposizione delle immagini, come i bambini indosso una maschera di cartone fatta con i ritagli di un giornale di un po’ di tempo fa. Sono, soprattutto, tranquillo di aver acquisito consapevolezza in una successione inusuale di parole in costanti sentimenti del vuoto e del tedio.

Li guardi negli occhi e osservi la stupidità. Li guardi ancora e noti la cattiveria. Non li guardi e senti gli sfaceli di un lessico pungente a mo’ di scherma. Sono figure da libro – tracce di vita obbligate a condizioni e ordini. Tutto è complesso per chi pensa. Ma chi pensa ha l’obbligo di giustificare la sua abdicazione con un programma di comprensione, esposto come i motivi di coloro che mentono, poiché la menzogna rende molto e dà soddisfazione a coloro che la perpetuano senza pudore. Tutto è complesso, o forse nulla è complesso. Ma non importa, perché comunque niente importa. E sorrido ogni qualvolta concludo senza conclusione queste considerazioni prive di un ingranaggio e delle grandi ragioni di un destino.

Li guardi negli occhi e perdi l’intelligenza. Di folgorazioni ne ho subite tante. Le abitudini appartengono alla solitudine e in essa si delinea il divenire concreto di un pensiero puro e inattaccabile, sincero nei modi e nei fatti, non dannoso, amorevolmente buono. Amo la letteratura dei classici, i classici – in fondo – sono quelli a cui assomiglio di meno. Ho tanto da imparare. Se dovessi scegliere come unica lettura sceglierei Chateaubriand. La mia morale è non fare del male a nessuno e riconosco agli altri questo diritto in quanto penso che per il male del mondo bastano i mali naturali.

Li guardi negli occhi e vedi il male… e non puoi fuggire, sei captato in quello stesso loro male come cibo per un virus in replicazione di attività. Eppure ho tenerezza dello sguardo: una dolcezza dell’intelligenza. Detesto le sincerità dei sinceri: non sono mai sinceri. Detesto la caparbietà di taluni a mostrarsi il contrario di ciò che veramente sono. Detesto gli occhi dei servitori e dei miscredenti.

Li guardi negli occhi e vedi la taglia che ti hanno messo. Non vedono l’ora di celebrare il tuo funerale: premio naturale di allontanamento dalla loro incapacità di dare un lucido all’inconcludente modo di fare e di dire che li caratterizza e li denota come insipienti.

Li guardi negli occhi e vedi la superficie di uno stagno. Nello stagno ci vivono le rane e non i cigni. Nel loro gracchiare viene fuori la lenta nenia di vita in accordo al canto dei corvi.

Li guardi negli occhi e scegli di non vederli.

08/02/2024

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