La puttana te nunnata secondo Camillo

Nel mese di agosto le mie frequentazione al Bar della piazza Garibaldi sono giornaliere, intorno alle ore otto, di primo mattino, con il sole in picchiata che non scoraggia i soliti pettegoli, tuttologi, incompetenti di politica e di tante altre cose. Sempre i soliti a disquisire, a urlare qualche bestemmia che colpisce la chiesa matrice, in un divenire di giorno paesano, simile a tanti altri in una piazza austera con il campanile che in altezza non delude e l’orologio che sfida il tempo arretrandosi di ore. Tutto qui, si potrebbe concludere. Invece no! C’è ad esempio Paolo Carachino che va e viene dal suo negozio di calzature, prepara schedine, regge gli insulti alla Signora degli anti juventini, proclama vendette e ritorsioni in caso di vittoria della Champions League, ritaglia giornali sportivi e appende foto ricordo  nel negozio-santuario di Santa Juve. Tutto qui? No, certamente. La commedia degli equivoci prosegue nell’accogliente bar Provenzano: aria climatizzata, professionalità, pasticciotti e pasticcini dal 1920, in rispetto delle migliori tradizioni artigianali. Qui, Camillo si aggira sornione fra i tavoli a dispensare notizie buone e cattive, fatti e rifatti, tarocchi, verità confezionate secondo il suo codice osceno Lu malangu.  Il bar  come il palcoscenico del teatro San Carlo si popola di attori e di comparse. La star è lui, tutto in tondo, grassoccio, un po’ claudicante. È  un sole prigioniero delle sue stesse nubi che lo attorniano per insidiarlo, pungolarlo, scuoterlo per ascoltare le sue locuzioni verbali taglienti, precise come un bisturi, massime paesane di buona fattura. Fra tutte quelle che mi piace sentire è «la puttana te nunnata», calibrata con astuzia e bravura fonetica. Su ‘puttana’ non vi è necessità di spiegare il significato; su ‘nunnata’ va detto che si intende la madrina del battessimo. Quando la indirizza a me, va detto che la mia madrina ha sempre condotto una vita virtuosa, sempre dedita alla famiglia e al lavoro. La locuzione di Camillo è la sua arma estrema per zittire gli altri, liquidarli con efficacia dal discorso che non gli piace. La puttana te nunnata lo contraddistingue, lo rende unico nell’enunciazione che è a sorpresa e d’istinto, lasciando a bocca aperta tutti coloro che la ricevano.

Camillo è la memoria orale del paese, l’oracolo di antica memoria, pieno di bontà, cordiale e simpatico. Finge pur sapendo di non fingere per concludere i suoi commenti, analizza gesti e fatti, complica ma al contempo riduce le equazioni con incognite in sintesi discorsive edulcorate da qualche inesattezze e fantasie. Ispiratore della corrente di pensiero dell’esistenzialismo di distrazione, teoria filosofica tendente a distrarre ogni cosa che non sia piacevole per una che invece potrebbe esserla; un tentativo di escludere ogni periglio e  imprevisto o accenno di infelicità per una condizione di ingenuità che dovrebbe consentire un sospiro, un sollievo di benessere artificiale, così fluido da far scorrere nel fiume dell’oblio tutto ciò che rende l’essere infelice. In attesa che riceva il premio Nobel, il Sindaco del Paese sta concordando con le istituzioni una settimana di festeggiamenti in suo onore. Purtroppo, la minoranza politica non è favorevole e minaccia di intraprendere la strada della giustizia. Tra l’altro vi è anche la trascrizione di tutte le sue opere filosofiche per una maggiore divulgazione delle stesse, nonostante la contrarietà dei consiglieri di minoranza che intravedono nelle opere del filosofo un attacco alla democrazia, alla libertà, al diritto alla salute. Ne vedremo delle belle? Certamente!