La necessità del bar

Il bar negli anni Ottanta era luogo incantato, dove ogni giorno all’una del pomeriggio giocavamo a briscola tra burla e urla. Il nostro preferito era il bar Cin Cin di Cosimino Toma, in piazza Garibaldi, (oggi Caffè per caso), dove programmavano le uscite per il divertimento nei giorni d’estate e nelle ricorrenze delle feste. Giuseppe, Peppe, con aria tranquilla ci rallegrava con le sue battute, mentre Paolo diriditindi rideva come un matto e Pasquale Malorgio dondolava la testa. Il bar era per noi un rito quotidiano irrinunciabile, che racchiudeva momenti di condivisione ma anche di scontri, discussioni inutili sul calcio e sulla politica, tanto da mitizzarlo a luogo storico dell’amicizia. Oggi al bar non si gioca più a carte, non c’è il fumo intenso e pungente delle sigarette, l’odore maschio del caffè, le chiacchiere, i giochi. Di quel passatempo ho solo ricordi: qualcuno non c’è più, qualcun altro è fuori, il bar, quel bar non c’è più, nonostante io ne abbia necessità. Quello spazio, quel luogo in piazza Garibaldi voluto dal misconosciuto dio del Destino non c’è. Mi mancano gli amici di quegli anni in cui la vita ci appariva lunga e bella, e niente riusciva a tenerci fermi nel vortice dei nostri desideri e speranze.  Tutto mi pare oggi sia fermo: l’orologio del campanile infartuato dal tempo, la piazza silenziosa e inamovibile, la gente… eppure un tempo ogni cosa aveva un sapore genuino di tempo, anche il caffè.