Il non-tempo di Peppino

E il suo modo di vivere è il più pirotecnico: è quel modo di vivere del tempo, che a noi è concesso per breve e tardi tempo, ma non è lo stesso tempo, è quel tempo giustappunto necessario per destabilizzare quell’equilibrio ammuffito di ordine di tempo che non produce più nulla.  A noi questo è impossibile, ma a Lui non è impossibile, poiché l’atto del suo vivere è in potenza di disordine. E anche per noi, disordine e ordine non si concludono se non per azione propria di Lui, poiché egli mette fine al non-tempo, a ciò che non può essere più tale per una verità di tempo, di direzione compiuta e abusata e fin troppo determinata in lunghezza di agire di un pensiero che non sta più nel tempo, ma nel non-tempo.

Pensiero di pensiero è l’atto di tempo, in virtù di questi presenti e di quelli passati, anche senza più speranze e senza più ricordi, perché il disordine ha colto di sorpresa le travi del tempo.

Il disordine nel suo massimo grado ha per presupposto di oggetto un nuovo  disequilibrio disgregatore anche delle follie di donne e di uomini. Oggetto che diviene forma di intelligenza e di onestà, coincidenti nell’unita di un pensiero che si realizza nella forma di una sostanza sovrasensibile, un’altra divinità, che del mito è nemica –  ma nel libro di ciò che fu scritto dai precursori della verità – essa è l’essenza di un’identità vera di tempo.

E l’eternità continua ad essere ciò che deve e mai cessare di essere: costante e rivoluzionaria fase di destabilizzazione del non-tempo, e insediamento del tempo delle cose: motore immobile di un movimento che, nel disordine del proprio e altrui universo,  è sapienza e ricerca di vita, di energia, che fa muovere,  poi,  tutte le cose.

E il suo modo di vivere non è di sobillazione, non è neanche di destabilizzazione,  è subordinato alla necessità di costruzione di un tempo che non sia non-tempo, è un tempo di acquisizione delle assenze, è rafforzamento delle presenze,  è annullamento dei contrari, è principio di mutamento delle cose sensibili, è indipendenza dal male, è possibilità delle impossibilità, è differenza di tempo, è orologio di tempo anteriore, è molteplicità, è il fine di se stesso e degli altri, è universo incorruttibile e inalterabile.

E il suo modo di vivere è il più eccellente fra tutte le parole che declinano i modi e i tempi dei verbi nei consueti e inconsueti discorsi del non-tempo, nonché è la voce della divinità che è verbo, e il verbo penetra nelle parole ingiuste e le purifica, e il non tempo è così sconfitto nel tempio del tempo.

E il suo modo di vivere è dunque il più eccellente: è quel modo di vivere che a noi non è concesso, non è dato, non è percepito, non è pensabile. Spiega il movimento  e il principio di ogni causa, equilibrio-disequilibrio di se stesso e degli altri, movimento  di moto in universalità di intenti e di propositi sempre giusti nell’idea-sostanza della divinità.