G. & P. Carachino, la storia di un commercio

Chiude lo storico negozio G&P Carachino, unico negozio di calzature di un piccolo paese del Salento, Tuglie.  Il tempo purtroppo è inesorabile allorquando non vi è più continuità di un ‘fare’. La piazza Garibaldi avrà fra poco un tassello in meno, un’assenza che darà nostalgia di un passato; avrà soltanto una storia minuta di un commercio che per quasi un secolo ha dato un servizio con simpatia e serietà. Fu Paolo Carachino senior agli inizi del Novecento ad impiantare nella centralissima piazza di Tuglie un negozio di scarpe, poi confluito a Gino ed infine a Paolo junior.

Il negozio con la sua insegna spartana e inequivocabile dà l’immagine di vita di una comunità operosa, che con fiducia si è sempre affidata alla competenza dei Carachino per avere scarpe comode e di qualità. Paolo junior giunto all’età pensionabile potrà dedicarsi a tempo pieno alla sua passione, la Juventus. Difatti, questo negozio parla incessantemente, con i tanti cimeli disseminati su scaffali, pareti e bancone, della squadra degli Agnelli: un piccolo tempio della squadra più amata e odiata d’Italia. Paolo è il simbolo della passione calcistica juventina, l’eco di una squadra sempre nel cuore e nella mente. Il negozio è punto di incontro-scontro con i tifosi, con gli amici, con la gente del paese. L’atmosfera della piazza non sarà più quella di una volta, dove Paolo con la sua presenza ha eretto il proprio monumento della simpatia con il suo fischiettare e le battute veloci e sorprendenti sull’agire umano. Un negozio che ha avuto anche come ospite d’eccezione, per tanti anni, – appeso sulla facciata d’entrata – un canarino, sempre a cantare note di spensieratezza, fintantoché un gatto maldestro in una giornata estiva non ha inteso di ‘portarlo con se’ per farne un boccone. Maledetti gatti che al bisogno della pancia non ravvedono nessun’altra esigenza, ma soprattutto nessun rispetto per gli ‘altri’.

Siamo giunti, quindi, alla fine di una storia, scritta per molti anni sui muri della piazza, sui volti della gente, sulle pagine evanescenti dell’oblio. Paolo ha una parola sempre per tutti, anche per coloro che passando per la piazza rallentano la marcia dell’auto per proferire qualcosa contro o a favore della Juventus. La risposta, o meglio la battuta, è sempre a portata di mano, con il sorriso e la giusta ironia. Ecco, Paolo è il personaggio che caratterizza il paese, diventando egli stesso autore e attore di se stesso in una comunità che sa raccogliere l’invito alla teatralità e al divertimento. Ma in questa mio piccolo racconto di Paolo, non posso sottrarmi dall’obbligo di citare alcuni dei suoi amici che puntualmente ogni giorno più o meno alla stessa ora vanno a trovarlo: Dino Pispico, Martino De Matteis. C’è difatti l’incombenza di ‘fare’ la schedina, di ragionare compiutamente all’assegnazione dell’1, x, o 2: una riunione necessaria dove viene posto il problema del razionale e della statistica per comprendere il principio di svolgimento di ogni singola partita di calcio. Mi viene da dire, un fenomeno tragico della vita che si presenta come l’ultimo residuo irrazionale di una dottrina filosofico-calcistica, che nel corso degli anni si è consolidata e sviluppata nella tragicità della fortuna, che cieca e sorda volge sguardi altrove e non considera le istanze che gli pervengono da questo piccolo negozio, dove si svolge il divenire del calcio surreale e irraggiungibile, nel tentativo di trovare la soluzione ottimale che possa oltrepassare la statistica e l’incertezza della realtà. In fondo, Paolo, Dino e Martino inseguono il sogno della perfezione e dell’importanza di un risultato calcistico, che molto spesso va oltre ogni loro ragionevole previsione. Ma loro ci riprovano sempre, non demordono e il ‘fatto’ si ripete ogni settimana. Così va la vita.

Paolo conforta e diverte il cliente: un numero di scarpe se non c’è compare per magia, un colore viene sostituito con un altro, un modello viene realizzato all’istante. Ciò che non c’è, in realtà c’è.  La sua arte di vendere è semplice e immediata: convincere con il sorriso e la simpatia, ma soprattutto con la qualità del suo modo di essere sempre quello che è con tutti. Ha sempre praticato il suo ‘onesto mestiere’ di commerciante. La sua vita è un’armonia di un spartito composto di note di colore e di semplicità che riflette l’indole buona e genuina dell’uomo che sa mettersi al servizio degli altri senza molte pretese, con dedizione al proprio mestiere.

E allora, di questo negozio forse rimarrà ancora l’insegna che per tanti anni ha dato visibilità alla quotidianità di un paese, rappresentando e costruendo ogni giorno la storia non soltanto di una famiglia ma di una comunità. Rimarrà, altresì, non il ricordo ma la presenza statica di un monumento invisibile che raffigura la gioia di vivere, la tradizione di un passato che volge al termine, poiché è nelle regole del tempo porre fine ad ogni vicenda, obbligando gli uomini a rivivere nell’oralità di un racconto la storia di un negozio che ha fatto parte dell’arredamento urbano della piazza di Tuglie e del cuore di tanti tugliesi.