Fëdor I. Tjutčev, Se pur grave è l’ora ultima

 

 

 

Se pur grave è l’ora ultima –

quello sfinimento del mortale affanno,

a noi così incomprensibile, –

più spaventoso è per l’anima

quando vede in se stessa svanire

ogni più bel ricordo, uno a uno…

 

(Traduzione di Elena Corsino)

 

(da Anterem, Dire l’Essere,  rivista n.86, VI serie,  2013, p. 53) 

 

——————————————————————————————

Fëdor I. Tjutčev  (1803-1873) è stato uno scrittore e poeta russo. Nelle sue liriche sono molto forti i canoni del romanticismo europeo, soprattutto quello tedesco. La sua è una poetica filosofica, meditativa sull’esistenza umana. 

Gabriele D’Annunzio, La sera fiesolana

Laudata sii per la tua pura morte,

o Sera, e per l’attesa che in te fai palpitare

le prime stelle!

 

(Versi d’amore e di gloria, Mondadori, Milano, 1968, vv. 49-51)

 

————————————————————————————————

Gabriele D’Annunzio, principe di Montenevoso, a volte scritto d’Annunzio, come usava firmarsi (Pescara12 marzo 1863 – Gardone Riviera1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, militare, politico e giornalista italiano, simbolo del Decadentismo italiano, del quale fu il più illustre rappresentante assieme a Giovanni Pascoli, ed eroe di guerra.

Apollinaire Guillaume, La nudità dei fiori

 

 

 

La nudità dei fiori è il loro odore carnale
Che palpita e si eccita come un sesso femminile
E i fiori senza profumo sono vestiti di pudore
Essi prevedono che si vuol violare il loro odore
La nudità del cielo è velata di ali
Di uccelli che planano d’attesa inquieta d’amore e di fortuna
La nudità dei laghi freme per le libellule
Che baciano con azzurre elitre il loro ardore di spume
La nudità dei mari io la adorno di vele
Che esse strazieranno con gesti di raffica
Per svelare il loro corpo allo stupro innamorato di esse
Allo stupro degli annegati ancora irrigiditi d’amore
Per violare il mare vergine dolce e sorpresa
Del rumore dei flutti e delle labbra appassionate

 

—————————————————————————————————

Guillaume Apollinairepseudonimo di Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż- Kostrowicky  (1880 – 1918) è stato un poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese.

 

Il passato

 

Lascia che il lamento di una chitarra volga a mezzogiorno

per chiacchierare con i richiami delle parole,

nel luogo senza porte

dove il tempo è gobbo e senza orologio.

 

 

(da Poesia, Ragazza mia, Lettere Animate, I Destrieri di Aphorism.it, 2013, p. 35

Poesia,ragazza mia

 

Per acquistare il libro clicca qui

Vincenzo Cardarelli, Autunno

 

 Autunno

 

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

 

(Poesie, Mondadori, Milano, 1977)

L’autunno attraverso la percezione del suo lento incedere, il suo inesorabile svanire.

————————————————————-

Vincenzo Cardarelli, nato Nazareno Caldarelli (Corneto Tarquinia1º maggio 1887 – Roma18 giugno 1959), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano.  

Giovanni Pascoli, Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:

la terra ansante, livida, in sussulto;

il cielo ingombro, tragico, disfatto:

bianca bianca nel tacito tumulto

una casa apparì sparì d’un tratto;

come un occhio, che, largo, esterrefatto,

s’apri si chiuse, nella notte nera.

———————————————

Giovanni Agostino Placido Pascoli (San Mauro di Romagna31 dicembre 1855 – Bologna6 aprile 1912) è stato un poeta italiano e una figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento.

Giuseppe Parini, La vergine cuccia

L’empio servo tremò; con gli occhi al suolo

udì la sua condanna. A lui non valse

merito quadrilustre; a lui non valse

zelo d’arcani uffici: in van per lui

fu pregato e promesso; ei nudo andonne,

dell’assisa spogliato, ond’era un giorno

venerabile al vulgo.

 

(Giuseppe Parini, La vergine cuccia, vv. 26-32)

**********

Il servo sacrilego tremò, colpevole di aver dato un calcio a una “alunna delle Grazie”. Al domestico non valse il fatto di aver servito meritevolmente per molto tempo il padrone, né la motivazione di essere stato messaggero nascosto di comunicazioni amorose  con zelo. Andò via, dunque, senza più addosso la livrea che lo aveva reso degno di rispetto agli occhi del popolino. Licenziato: è come essere nudo e senza alcun valore.  Lo sdegno del poeta è per la condanna spietata e per il povero domestico.

———————————————————–

Giuseppe Parini (Bosisio23 maggio 1729 – Milano15 agosto 1799) è stato un poeta e abate italiano. Membro dell’Accademia dei Trasformati, fu uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo e dell’Illuminismo in Italia.

Di solito i poeti sono tutti presuntuosi…

 

 

 

  • Di solito i poeti son tutti presuntuosi, e ognuno di loro si crede di essere il più gran poeta del mondo… e vi saranno anche quelli che son poeti e non credono d’esserlo.

(Cervantes Saavedra, Miguel de (1547-1616), Don Chisciotte della Mancia: II, 18)

Poesia, ragazza mia… prova  a leggerlo!

Acquistalo su IBS

WP_000243

Il porto sepolto, Giuseppe Ungaretti

IL PORTO SEPOLTO

 

Vi arriva il poeta

E poi torna alla luce con i suoi canti

E li disperde

 

 

Di questa poesia

Mi resta

Quel nulla

Di inesauribile segreto.

 

 

***

Il porto sepolto e ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile, non conoscibile, inspiegabile. Il poeta trattiene soltanto ‘quel nulla’ che è riuscito a strappare da un segreto, un frammento che non esaurisce in toto la conoscenza.

Il poeta scava nella sua interiorità per trarne ispirazione per le sue liriche, ma non riuscirà mai a concludere il canto, mancherà difatti una nota che non si lascia ascoltare.

John Donne, il poeta metafisico

John Donne (Londra, 1572 – 1631), è stato un poeta e religioso inglese. Fu il primo  nel 1611 a citare Galileo in un proprio componimento, Ignatius his Conclave. Fu anche predicatore.

La sua poetica è sempre in oscillazione tra la ragione e l’immaginazione. Visionario ma in  linea con il pensiero medievale.  In questo senso la sua capacità di concentrare in un linguaggio aspro e incisivo  le  citazioni letterarie e bibliche è lodevole.

In ordine alle liriche amorose imitò i modelli continentali della poesia, in particolar modo Petrarca; la sequenza dei sonetti era fondata su una serie di convenzioni: filosofiche, tematiche, formali.

Invero la ricerca poetica di Donne va dall’atteggiamento libertino delle elegie alla celebrazione dell’amore; poi alla sua assolutizzazione con conseguenziale interpretazione pessimistica dell’esistenza e alle esperienze che la vita può offrire, compresa quella amorosa, tanto da essere considerato poeta metafisico.

donne - micorocosmo

Sue opere principali: Anatomia del mondo (successiva al 1610), Biathnatos (1608 circa), Duello di morte, Sonetti sacri, Viaggio nell’anima, Devotion.

donne - libri

Una sua lirica:

Notturno del giorno di S. Lucia, il giorno più breve dell’anno

E allora studiatemi, voi che sarete amanti

in un altro mondo, in un’altra primavera,

perché io sono ogni cosa morta

che nuova alchimia d’amore ha trasmutato.

Perché anche dal nulla la sua arte

ha distillato la quintessenza,

da opaca privazione, da povera vuotezza.

Annichilato, ora rinasco

dall’essenza, dal buio, dalla morte,

cose che non sono.

René Char, La maschera funebre

“C’era un uomo, una volta, che non avendo più fame, mai e mai più fame, tant’erano le eredità divorate, gli alimenti inghiottiti, i suoi simili impoveriti, trovò la tavola vuota, il letto deserto, la moglie grossa e la malaterra nel campo del cuore.

Non avendo tomba e volendo restar vivo, nona avendo nulla da dare e meno da ricevere, mentre gli oggetti lo sfuggivano e gli animali gli mentivano, rubò la fame e se ne fece un piatto, che gli fu specchio e rovina.”

 

(René Char, Poesia e Prosa, Feltrinelli, 1962, (a cura di Giorgio Caproni),  p. 349)

René Char (1907-1988), poeta francese. Nel 1929 esordì con un’edizioncina fuori commercio Arsenal, cui seguirono altre raccolte.

Nella seconfa Guerra Mondiale è stato partigiano con il nome di battaglia Capitain Alexandre,  da questa esperienza scrisse il suo diario della Resistenza i Fogli d’Ipnos. La sua poesia è concreta, aderente alla realtà, seppure non mancano riferimenti all’illusione e all’astrattezza delle cose.

Nota critica di Giorgio Caproni

Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char?

[…] Sapessi rispondere, saprei definire la poesia di Char: che fra tutte le “poesie” da me lette ed amate in questi ultimi anni, è la più lontana dall’ “idea di poesia” che ciascuno di noi (per tradizione, per educazione, per abitudine) possiede, e la più stretta al cuore della poesia stessa, dove la letteratura o la poesia-che-si-sapeva-già non porgono più alcun soccorso al lettore, e questi, coinvolto da capo a piedi in quei bouts d’existence incorruptibles che sono ipoèmes, rimane perfettamente solo a sentirsi investito d’un potere – d’interiore libertà: d’uno slancio vitale e d’un coraggio morale – che per un istante egli crede di ricevere femminilmente dall’esterno, mentre poi s’accorge che tale ricchezza era già in lui, sonnecchiante ma presente, come se il poeta altro non avesse fatto che risvegliarla, non inventando ma scoprendo; e quindi suscitando un moto, più che d’ammirazione, di gratitudine. Ho sottolineato i tre vocaboli non per ammiccare, ma perché possono essere, penso, tre piccoli sesamo, offerti dallo stesso Char.

Quand on a mission d’éveiller – scrive in uno dei suoi lampeggianti aforismi, – on commence par faire sa toilette dans la rivière. [Quando la nostra missione è quella di svegliare, si comincia col lavare se stessi nel fiume.]

 

 

Li Po e la poesia cinese

Li Po, vissuto tra il 701 e il 762 è forse il maggior poeta cinese. Per il suo talento fu chiamato a Corte dall’imperatore Hsüan Tsung, dal quale ricevette stima e attenzioni. Può esse definito taoista per l’importanza che attribuiva alla vita semplice. Viaggiò tantissimo, cantò la spensieratezza, il vagabondaggio, l’amicizia, la natura, di cui sapeva fornire in versi le emozioni derivanti dalla vista del panorama, attraverso la sua eccezionale immaginazione visiva.  Era della convinzione che non c’è nulla da raggiungere nella vita, giacché l’uomo è soltanto un puntino insignificante, in un universo infinito.

li-po2

La leggenda vuole che sia morto annegato nel fiume Chang Jiang, (detto fiume azzurro, lungo circa 6.380 Km,  è considerato il confine tra la Cina settentrionale e la Cina meridionale) cadendo ubriaco dalla barca, mentre tentava di prendere la luna riflessa nelle acque.

Chang Jiang

Scrisse oltre 1000 componimenti in stile moderno che include versi regolati do otto versi tutti di cinque o di sette sillabe. La lunghezza può essere anche di multipli di otto versi, in questo caso la composizione è identificata come versi in fila.

***

cina2

La luna in vista, dal valico tra i monti

Dalla vetta del Cielo emerge il chiar di luna,

tra un oceano di vaghe e antiche nubi.

Una brezza robusta, che spira in lontananza,

oltrepassa la soglia della Porta di Giada.

Mentre le nostre armate scendono alla frontiera,

le milizie dei Tartari spiano baie azzurre.

Proprio da qui si scorge il campo di battaglia,

ma senza mai vedere guerrieri di ritorno!

Il confine è battuto da guardie di frontiera;

nostalgia della patria, su tante facce afflitte.

E stanotte le vedove, negli alti appartamenti,

tra i singhiozzi sapranno la loro delusione.

(Da <Poesia cinese dell’epoca T’Ang>, quarta edizione, Rizzoli, 2009. a c. di Leonardo Vittorio Arena)

***

cina

Inverno

Anche quel muro vecchio

anche quel magro cane

anche il gelo nel secchio

gode il sol, stamane.

(Da <Wikipedia> al link http://it.wikipedia.org/wiki/Li_Po)

Tommaso Crudeli, L’arte di piacere alle donne

Il gran segreto adunque per vivere meno infelice che si può, è discordarsi di sé, alienarsi dalla propria persona, e non contemplarsi mai.

Crudeli

(Tommaso Crudeli, L’arte di piacere alle donne, ETS editore, 1990, p. 27)

 Tommaso_Crudeli

Tommaso Crudeli (1702- 1745) è stato un poeta italiano.

 

 

Giacomo Leopardi, Il passero solitario

 

 

 

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

 

***

La solitudine del passero non  è la solitudine dell’uomo. Il passero canta ed è felice, non subisce condizionamenti, ed è esso stesso armonia della natura, complemento naturale del luogo che contempla nelle sue brevi soste su di un ramo d’albero. Libero di creare i suoi voli lieti, le sue pause, i suoi canti.