Jacopo da Lentini, Amor è un desio che ven da core

Amor è un desio che ven da core

per abbondanza di gran piacimento;

e li occhi in prima generan l’amore

e lo core li dà nutrimento.

 

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Jacopo, o Giacomo, nacque a Lentini, in Sicilia, intorno al 1210. Dante lo considerava l’iniziatore della Scuola siciliana di cui appare il più significativo rappresentante. A lui si attribuisce il merito di aver inventato la forma metrica del sonetto.

Per approfondimenti consultare la scheda biografica in Enciclopedia Treccani al seguente link  Giacomo (Jacopo) da Lentini

Paul Verlaine, Arte poetica

Musica prima di ogni altra cosa,

e perciò preferisci il verso Dispari

più vago e più solubile nell’aria

senza nulla che pesi o posi.

 

Bisogna pure che le parole

tu le scelga non senza qualche equivoco:

nulla è meglio del canto ambiguo, dove

l’Indeciso al Preciso si sposa.

 

Sono i begli occhi da dietro un velo,

la gran luce che trema a mezzogiorno,

è, per un tiepido cielo d’autunno,

la farragine azzurra delle stelle!

 

La Sfumatura è ciò che ci vuole,

non il Colore, soltanto l’alone!

Oh, fidanzi la sfumatura sola

il sogno al sogno, il flauto al corno!

 

Fuggi l’Arguzia che assassina,

lo Spirito tagliente e il Riso impuro

per cui piangono gli occhi dell’Azzurro,

tutto aglio bi bassa cucina!

 

Strangola l’eloquenza, e sull’aire

di questa energia, fa attenzione

che la Rima abbia un po’ di discrezione,

altrimenti, dove andrà a finire?

 

O chi dirà i torti della Rima!

Quale fanciullo sordo o negro folle

ci forgiò questo gioiello da un soldo

vacuo e falso sotto la lima?

 

Musica e sempre musica ancora!

Sia il tuo verso la cosa che dilegua

e senti che con anima irrequieta

fugge verso altri cieli, altri amori.

 

Sia il tuo verso la buona avventura

sparsa al vento frizzante del mattino

che porta odori di menta e di timo…

E tutto il resto è letteratura.

 

 

(Poesie, trad. it. di L. Frezza, Rizzoli, Milano, 1974)

 

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Verlaine già dai primi versi esprime la convinzione che la poesia deve essere prima di ogni altra cosa musica. Il conseguimento della musicalità è dato dai versi dispari che, con il loro ritmo irregolare e mosso, sono privi di artifici retorici e di convenzioni letterarie.

La parola deve suggerire, avere una particolare forza allusiva, in linea con i canoni della poesia simbolista che deve produrre suggestioni più che descrizioni, fatta di impalpabili realtà. L’atmosfera dell’irrealtà deve espandersi con le sfumature dei colori. La poesia deve ripudiare l’espressione concettuosa (L’Arguzia) e ogni forma di tecnica retorica e superata, e ancora bandire dai versi l’eloquenza, cioè il bello scrivere codificato dalla tradizione letteraria, vecchio e logoro strumento della poesia.

Il titolo della poesia di Verlaine prefigura un vero e proprio manifesto poetico e come tale è importante per comprendere la poesia non solo di Verlaine, ma più in generale della poesia simbolista in contrasto con la poesia classica.

Trilussa, La cecala d’oggi

Una Cecala, che pijava er fresco
all’ombra der grispigno e de l’ortica,
pe’ da’ la cojonella a ‘na Formica
cantò ‘sto ritornello romanesco:
– Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
– Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
– rispose la Formica –
nun t’hai da crede mica
ch’er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta… –
Quanno venne l’inverno
la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: – ancora canti?
ancora nu’ la pianti?
– Io? – fece la Cecala – manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l’amante: me mantiè quer Grillo
che ‘sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l’onestà? Quanto sei cicia!
M’aricordo mi’ nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n’ha due? Chi se la leva.

 

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Carlo Albero Salustri, più conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa – anagramma del cognome – 1871-1950), è stato un poeta, noto per le sue composizioni in dialetto romanesco. 

Borges, Se potessi vivere di nuovo la mia vita

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

 

(J.L. Borges, Se potessi vivere di nuovo la mia vita, vv. 1-6)

 

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Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, noto come Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore e docente universitario argentino.

 

 

Coleridge, aforismi

Nessun uomo è mai stato un grande poeta, senza essere stato allo stesso tempo un grande filosofo.

 

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I cigni cantano prima di morire; non sarebbe un brutto affare se certa gente morisse prima di cantare.

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Chi si vanta di aver conquistato una moltitudine di amici non ne ha mai avuto uno.

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I critici sono di solito persone che avrebbero voluto essere poeti, storici, biografi, hanno messo alla prova il loro talento, e non hanno avuto successo.

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Samuel Taylor Coleridge (1722-1834) è stato un poeta, critico letterario e filosofo inglese. Viene considerato insieme all’amico e poeta William Wordsworth tra i fondatori del Romanticismo inglese.

Fëdor I. Tjutčev, Se pur grave è l’ora ultima

 

 

 

Se pur grave è l’ora ultima –

quello sfinimento del mortale affanno,

a noi così incomprensibile, –

più spaventoso è per l’anima

quando vede in se stessa svanire

ogni più bel ricordo, uno a uno…

 

(Traduzione di Elena Corsino)

 

(da Anterem, Dire l’Essere,  rivista n.86, VI serie,  2013, p. 53) 

 

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Fëdor I. Tjutčev  (1803-1873) è stato uno scrittore e poeta russo. Nelle sue liriche sono molto forti i canoni del romanticismo europeo, soprattutto quello tedesco. La sua è una poetica filosofica, meditativa sull’esistenza umana. 

Gabriele D’Annunzio, La sera fiesolana

Laudata sii per la tua pura morte,

o Sera, e per l’attesa che in te fai palpitare

le prime stelle!

 

(Versi d’amore e di gloria, Mondadori, Milano, 1968, vv. 49-51)

 

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Gabriele D’Annunzio, principe di Montenevoso, a volte scritto d’Annunzio, come usava firmarsi (Pescara12 marzo 1863 – Gardone Riviera1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, militare, politico e giornalista italiano, simbolo del Decadentismo italiano, del quale fu il più illustre rappresentante assieme a Giovanni Pascoli, ed eroe di guerra.

Apollinaire Guillaume, La nudità dei fiori

 

 

 

La nudità dei fiori è il loro odore carnale
Che palpita e si eccita come un sesso femminile
E i fiori senza profumo sono vestiti di pudore
Essi prevedono che si vuol violare il loro odore
La nudità del cielo è velata di ali
Di uccelli che planano d’attesa inquieta d’amore e di fortuna
La nudità dei laghi freme per le libellule
Che baciano con azzurre elitre il loro ardore di spume
La nudità dei mari io la adorno di vele
Che esse strazieranno con gesti di raffica
Per svelare il loro corpo allo stupro innamorato di esse
Allo stupro degli annegati ancora irrigiditi d’amore
Per violare il mare vergine dolce e sorpresa
Del rumore dei flutti e delle labbra appassionate

 

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Guillaume Apollinairepseudonimo di Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż- Kostrowicky  (1880 – 1918) è stato un poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese.

 

Il passato

 

Lascia che il lamento di una chitarra volga a mezzogiorno

per chiacchierare con i richiami delle parole,

nel luogo senza porte

dove il tempo è gobbo e senza orologio.

 

 

(da Poesia, Ragazza mia, Lettere Animate, I Destrieri di Aphorism.it, 2013, p. 35

Poesia,ragazza mia

 

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