Costruzioni di fantastiche illusioni poetiche

Costruisco i miei mondi e le emozioni. Immagino e costruisco, distruggo e ricostruisco, giocando e divertendomi. Poi mi allontano dall’immaginazione e canto me stesso come voglio io: senza schemi, senza pudore e resistenze. La poesia è il rifugio, il regno del silenzio, dove io spesso mi ritiro per conoscermi e capire le cose che mi stanno attorno. A volte l’immaginazione mi cattura talmente che non riesco a disegnare una linea netta di demarcazione tra la realtà e la fantasia. Non voglio impormi limiti, la poesia sia sempre per me la massima libertà.

Non mi piace l’idealizzazione della poesia tendente a sublimare emozioni e situazioni poetiche soltanto per fare colpo, mentendo spudoratamente.

Il sentimento deve essere razionalizzato e restituito in forma poetica.

Nessuno sa ciò che effettivamente sente. La maggior parte della gente sente in modo convenzionale; quello che la maggior parte della gente non fa è sentire senza alcun tipo di sincerità intellettuale, ed è questo che interessa al poeta.

25.

In attesa di un cielo color tulipano, un’idea d’infinito spegne ogni logica di conoscenza.

24.

Nelle loro stanze di acciaio simulano moltitudini di identità per appagare il desiderio d’essere. Come gli ingranaggi di un orologio abbisognano di una carica per poter continuare a muovere le ore, allo stesso modo essi ricaricano il serbatoio della loro pochezza con le eccellenze degli altri. Incapaci di fare altro.

Natale, la speranza che sia ciò che deve essere.

Sono  nelle pieghe della nostalgia. Infastidito, un po’,  per gli eccessi di decorazioni. Mi annoia, anche,  il prete con le sue parole di sempre.

Il Cristo è nato. Sì, ma poi in fondo quello che conta è altro. E non ne vale la pena dirlo. Non importa se abbiamo desertificato i nostri cuori. Conta  il successo e l’apparenza, i soldi, le auto, i viaggi, la politica, gli affari.  E quando compaiono strisce di dolore altrui, vogliamo lo sguardo altrove per non vedere, per fare finta di niente. Non sopportiamo l’idea di essere coinvolti nella sofferenza che non ci appartiene.

Siamo infarciti di ipocrisia. Non abbiamo vergogna di  nulla e quando qualcosa di brutto ci piomba addosso siamo tutti innocenti: mentendo spudoratamente.

Eppure dinanzi al Cristo ci prostriamo… ma è solo un rituale imparato a memoria e di cui non sappiamo farne a meno.

Stasera l’aria è pungente come aghi di pino. Vado per un passeggiare silenzioso alla ricerca di una straordinarietà. Gli occhi appesantiti di abbondanza si rifiutano di osservare. Le mani nel cappotto per preservarle dalle strette usuali e banali. Non v’è nulla di bello.  Il sogno di un sogno  come proiezione di un desiderio si disperde nella commemorazione stantia di un evento, ch’è soltanto mezzo di contrasto delle verità.

Questi chilometri di silenzi hanno molto da dire.  Ho fatto bene a restare solo con me stesso, e augurare un Buon Natale con un dire e un fare diverso.

Q libri – Recensione di Altri versi, Lupo editore

È il libero potere dei versi a nutrire la poetica di Elio Ria.

Versi che nascono in un tempo senza significati conosciuti, e in uno spazio “dove tutto è tutto e niente”. Questi pensieri sfuggono alle redini di ogni catalogazione, firmando la propria libertà tramite il dubbio del poeta, che assiste con stupore allo spettacolo di questi “pensieri inversi” totalmente privi di un tracciato segnato, solamente consci del loro volersi raccontare. Ed è da questo loro desiderio dirompente di esprimere la vita che nasce Altri Versi.

Margherita Bassi

www.lepagine.net – Recensione di Altri versi, Lupo editore

La ricerca di se stesso al di fuori e al di dentro, un lirismo metafisico che cerca la riconciliazione ma non la trova, una cognizione temporale che non ha fine né inizio: questa è la poetica ermetica di Elio Ria, che nasce, cresce e continua coi silenziosi e delicati pensieri tormentosi.

La voglia dello stupore, l’invocazione a quel Dio che tante volte ci lascia soli, la malinconia dei misteri esistenziali sembrano allontanarci dalla realtà voluta dall’autore, eppure basta poco per immergersi nell’intimità di quello che appare insondabile: l’infinito che tende a essere sempre più lontano, l’umano vulnerabile, l’essenziale ingenuo ma raggiungibile solo con la propria volontà.

I versi sono il sintomo di emozione, donata ai fruitori che amano lasciarsi carezzare dal sovrasensibile, da ciò che la routine rifugge per paura; la stessa che ci rende umani e capaci di provare sentimenti di qualsiasi tipo.

E quando accade di essere inondati dal silenzio del dolore a tutti non resta che donarci a noi stessi, ascoltare l’io interiore che grida, senza vergogna, senza pudore, senza domande e senza pretendere risposte. Perché l’arte, quella autentica, deve sorgere anche dalle tenebre del torpore interiore.

Una poesia ermetica quindi, accessibile a chi ha la predisposizione alla sensibilità e alla curiosità della vita, per chi ama lascarsi stupire e per chi non chiede, ma è capace di donare.

Il rogo dei libri

I libri non si bruciano, si leggono. E nel caso dovesse succedere, il fuoco genererebbe un altro libro.

Il libro è la memoria della vita del tempo che aggiorna e annota, descrive e narra l’uomo e ogni cosa dell’uomo.

Quando nel 1933 migliaia di studenti appartenenti al nascente regime nazista diedero alle fiamme i libri “degenerati” (opere contrarie al nazionalismo tedesco), Bertolt Brecht commemorò tale scelleratezza nella poesia Il rogo dei libri. Egli descrive che un poeta (uno di quelli messi al bando, da non considerare) scoprì sgomento, leggendo l’elenco dei libri degli inceneriti, che i suoi libri erano stati dimenticati e quindi preservati dal fuoco. Scrisse ai potenti una lettera:

Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!

Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse

la verità non l’ho sempre, nei miei libri, dichiarata? E ora voi

mi trattate come se fossi un mentitore! Vi comando:

bruciatemi!

Ma il mondo non ha ancora imparato la lezione. Non si contano i roghi che hanno interessato i libri, l’ultimo quello del 14 aprile 2003 che ha bruciato la Biblioteca Coranica a Baghdad. E quando la storia si ripete diventa una farsa, un tentativo maldestro di abolire il passato. Borges a proposito delle fiamme che bruciano i libri in Altre inquisizioni espresse: “il proposito di abolire il passato fu già formulato nel passato e, paradossalmente, è una delle prove che il passato non può essere abolito. Il passato è indistruttibile: prima o poi tornano tutte le cose, e una delle cose che tornano è il progetto di abolire il passato”

Un tè in Biblioteca – 12 dicembre 2010

Domenica 12 dicembre, ore 17,00, il gruppo “Amici della Biblioteca” presenta, presso la Biblioteca Comunale di Tuglie, la seconda edizione de “Un tè in Biblioteca”: parole e musica, conoscersi e far conoscere, letture ad alta voce e in libertà, scambio di idee, dolci fantasie e piacevoli divagazioni musicali.


La Biblioteca si trasformerà, anche quest’anno, in un caffè letterario pronto ad accogliere appassionati lettori che per una volta sono invitati a proporre storie, pagine, libri, autori, che li hanno particolarmente stupiti, invitando gli altri alla conversazione e allo scambio di idee, sorseggiando un tè caldo con gustosi pasticcini.

Le giovani sonorità live e l’atmosfera piacevole e accattivante della Biblioteca faranno da cornice ad un’insolita domenica pomeriggio di fine autunno, in un’ottima vetrina per far conoscere pagine ed autori e per farsi conoscere come artisti.